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Enterovirus nei neonati: l’allarme arriva in Italia

La trasmissione dell’infezione avviene attraverso le mani contaminate dal virus sia di persone sane che malate

Il mondo dei virus è ancora del tutto inesplorato. A oggi, infatti, ne sono stati catalogati e nominati meno di 10 mila, molti dei quali sono quelli che provocano malattie e sono legati agli esseri umani. Un numero insignificante rispetto a quello dei virus stimati, che dovrebbe raggiungere l’impressionante e impronuciabile cifra di 10 con 31 zeri,e questo solo nelle acque dei mari. Senza contare tutti quelli che si trovano sulla terraferma e nel sottosuolo. Fra i virus patogeni alcuni mutano più frequentemente, e ciò facilita la loro diffusione nei nuovi ospiti, mentre altri sono agevolati dall’interazione dell’uomo con gli animali, una condizione che fornisce l’opportunità per il salto di specie (spill over) come è avvenuto per il COVID19. Alcuni esperti ritengono che i mammiferi e gli uccelli ospitino circa 1,7 milioni di tipi di virus sconosciuti, e si teme che qualcuno di essi potrebbe essere causa di una nuova prossima pandemia nella specie umana. I virus che possiedono un’alta flessibilità genetica – in particolare quelli che codificano i loro genomi come RNA piuttosto che come DNA – sono i più favoriti nel passaggio di specie perché tendono a copiare e trasferire l’informazione genetica facendo errori all’interno del loro codice, introducendo quindi più velocemente delle mutazioni. Dei virus patogeni che hanno infettato la popolazione umana negli ultimi decenni, la maggioranza erano proprio virus a RNA, e i loro nomi sono diventati tristemente famosi: Ebola, SARS, MERS, Zika, diversi virus influenzali e il SARS-CoV-2. Fortunatamente, non tutti i virus a RNA sono così pericolosi e letali, anche se talvolta una loro epidemia può suscitare ragionevoli allarmi. è il caso degli Enterovirus “non polio”. Si tratta di oltre 100 virus responsabili della maggior parte delle infezioni virali nei neonati, e si manifestano prevalentemente durante l’estate e in autunno. La trasmissione dell’infezione avviene attraverso le mani del personale di assistenza sano contaminate dal virus o dalle persone ammalate e la via di accesso privilegiata è la bocca, da dove i virus si diffondono ai linfonodi e all’apparato gastrointestinale, ma esistono altre vie di trasmissione, in particolare nel periodo neonatale, incluso il periodo intrapartum per esposizione a sangue materno, secrezioni e/o feci, o postnatale per stretto contatto con operatori sanitari infetti. Inoltre, l’E-11 può essere trasmesso verticalmente da madre a figlio, aumentando la difficoltà di controllare le infezioni. Purtroppo alcuni enterovirus possono essere anche molto pericolosi se a essere colpiti sono i neonati, e a partire da maggio scorso diversi Paesi europei (Croazia, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, inclusa l’Italia), hanno notificato all’OMS casi provocati da enterovirus Echovirus 11 (E-11), appartenenti alla famiglia dei Picornaviridae, che hanno provocato diversi decessi tra i neonati. Nove casi di sepsi neonatale con compromissione epatica e insufficienza multiorgano di cui sette fatali, sono stati segnalati tra luglio 2022 e aprile 2023, da quattro ospedali in tre regioni della Francia.A fine giugno 2023, la Croazia ha segnalato un caso confermato di infezione da E-11, la Spagna ha riferito due casi di infezione, la Svezia ha segnalato cinque pazienti con quattro casi di meningoencefalite tra i neonati a causa di infezione da E-11 tra il 2022 e il 15 giugno 2023, il Regno Unito due casi e l’Italia sette casi di infezione da E-11 confermati nei neonati tra aprile e giugno 2023. Come altri enterovirus, le infezioni da E-11 sono associate a un ampio spettro di malattia, che vanno da lievi sintomi aspecifici a disturbi sistemici come eruzioni cutanee, malattie febbrili, a gravi disturbi neurologici, tra cui meningite, encefalite, paralisi flaccida acuta (PFA), inclusa una grave epatite acuta con coagulopatia. A spiegare perché questi virus possono essere particolarmente pericolosi e come proteggere i bambini ci pens il Dott. Gianluca Lista, Direttore della Struttura Complessa di Neonatologia, Patologia e Terapia Intensiva Neonatale all’Ospedale Buzzi di Milano, membro del Comitato Scientifico di ASM (Associazione Italiana Studio Malformazioni. “La bassa capacità di difesa immunitaria e le scarse riserve nutrizionali, rendono il neonato un soggetto a rischio di infezioni gravi. Infatti l’enterovirus può colpire anche il fegato (provocando un’epatite e alterando la coagulazione), oppure il sistema nervoso centrale (con meningoencefalite, convulsioni, alterazioni del tono muscolare, ecc.) o il cuore (con una miocardite). Cosa è possibile fare per proteggere i bambini? Bisogna essere molto scrupolosi nell’igiene delle mani come operatori sanitari, raccomandando questa indicazione anche ai caregivers (in primis i genitori) ed evitando che i neonati stiano a contatto con soggetti ammalati e a rischio di essere portatori del virus (soggetti febbrili, con diarrea, per esempio). Cosa fare nel caso si manifesti? Va curata la sintomatologia (per esempio, la febbre) e vanno “reintegrate” le perdite idriche con adeguata nutrizione ed idratazione. Nel caso sia impossibile idratare e nutrire per bocca il neonato, sarà indispensabile provvedere ad un temporaneo apporto endovena dei nutrienti. È chiaro che quando il neonato presenta febbre persistente, letargia, difficoltà all’alimentazione, dispnea, ipo o ipertonia, è compito del pediatra verificare la presenza delle temute complicanze sopracitate e l’eventuale ospedalizzazione del piccolo. Altri consigli e precauzioni utili? L’igiene scrupolosa delle mani è sempre indicata in ambito ospedaliero e nell’assistenza di soggetti fragili in famiglia, come sono ad esempio i neonati. La promiscuità va sempre evitata, in inverno per le infezioni respiratorie virali e nelle stagioni più calde appunto per i virus gastrointestinali. Sulla base delle informazioni disponibili, l’OMS valuta che il rischio per la salute pubblica per la popolazione generale sia basso, ma va ricordato che purtroppo non è disponibile alcuna terapia antivirale specifica per l’infezione da echovirus e il trattamento si concentra sulla prevenzione delle complicanze cliniche e di otenziali casi di infezione nosocomiale nei reparti che forniscono assistenza neonatale.

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Tag:, , Last modified: Dicembre 11, 2023
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