Non esistono controindicazioni alle vaccinazioni anche nei casi di allergie gravi. L’importante è agire con cautela
Nonostante sia innegabile che le vaccinazioni abbiano favorito la scomparsa o la rilevante diminuzione di molte gravissime malattie, c’è ancora qualcuno che tende a sottovalutarne questa fondamentale funzione preventiva in termini di sanità pubblica.Non sono pochi i genitori che vittime di questi pregiudizi, alimentati dalle polemiche no vax sui vaccini per il Covid, perché a sstegno di queste assurde posizioni vengono portati casi, sebbene rarissimi, in cui dopo alcune vaccinazioni si sono verificate gravi reazioni da ipersensibilità. In realtà, il rischio di anafilassi in seguito a una vaccinazione è pari a circa 1,30 per milione di dosi di vaccino somministrate. Come è ben noto, le reazioni da ipersensibilità possono essere di tipo immediato o ritardato. Le prime si caratterizzano con sintomi cutanei (eritema, edema, angioedema del volto e della bocca, orticaria e prurito; sintomi cardiovascolari (tachicardia, ipotensione, shock); sintomi all’apparato respiratoro (starnuti, congestione nasale, dispnea); sintomi intestinali (vomito, nausea, diarrea, mal di pancia); anafilassi.
Le reazioni da ipersensibilità ritardate, per loro natura possono dar origine a manifestazioni e reazioni locali (indurimento, granulomi o noduli e dolore nella sede dell’iniezione, desquamazione cutanea) o a forme generalizzate (orticaria, eritema multiforme, esantema maculo-papulare) dovute alla presenza nelle formulazioni di antigeni vaccinali, di alluminio, di antibiotici (streptomicina, gentamicina, neomicina, tetraciclina, polimixina), di agenti antimicrobici come l’antifungino fenossietanolo, il conservante thimerosal, o piccole quantità di altri battericidi. Fra le cause di reazioni da ipersensibilità possono esserci anche le proteine dell’uovo (vedi box) o del latte, come la caseina usata come stabilizzante in alcuni vaccini per difterite tetano e pertosse; o l’alfa-lattoalbumina chesi trova nel vaccino antipolio orale Sabin). è quindi possibile, in soggetti con allergia grave alle proteine del latte, la comparsa di reazioni da ipersensibilità IgE mediate. In diversi vaccini vivi o inattivati, le gelatine bovina o suine sono aggiunte come agenti stabilizzanti e potrebbero essere responsabile, in soggetti allergici, di reazioni IgE mediate (orticaria, tosse, apnee, ipotensione) e da poche ore a 48 ore, da ipersensibilità ritardata (rossore ed edema locale nella sede d’inoculazione, rash generalizzato, febbre). Prima di somministrare il vaccino contro l’epatite B e il papilloma virus umano va indagato se il soggetto ha una storia di grave reazione al lievito, o un’allergia al lattice.
Come comportarsi nel caso di precedente reazione di ipersensibilità di tipo ritardato locale? Le linee guida affermano che non è necessaria alcuna speciale precauzione, mentre in caso di una seppur sospetta reazione di ipersensibilità immediata (IgE mediata) ai vaccini sono consigliabili un’anamnesi approfondita e la ricerca delle IgE sieriche specifiche il fattore ritenuto responsabile della reazione avversa, tramite test cutanei (skin prick test e intra dermo reazioni). Se i test risultassero positivi, va valutato se sono già presenti anticorpi protettivi e in tal caso si rinuncia alla vaccinazione; si indaga e se è disponibile si procede con un vaccino analogo senza i componenti responsabili della reazione avversa; in caso di precedente episodio di anafilassi, con asma bronchiale grave, si esegue la vaccinazione in un ambiente dotato di assistenza cardio-polmonare, provando, eventualmente prima, ad adottare uno schema di desensibilizzazione. In ultima analisi, si può affermare a ragione, che oggi non esistono controindicazioni assolute in caso di allergie, anche gravi, a eseguire qualsiasi vaccinazione.


