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L’impatto dei trattamenti oncologici pediatrici sulla cute

Come limitare gli effetti collaterali di un percorso di cura che può essere lungo e delicato. Ce ne parla un esperto

Intervista al Dott. Ghassan Merkabaoui, Dirigente medico presso l’U.O. Oncologia medica, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, Napoli

 

Il percorso di cura nei bambini oncologici è solitamente lungo, delicato e spesso associato alla comparsa di effetti collaterali a carico di diversi organi. Mille i segnali nell’ambiente famigliare che qualcosa di importante e difficile sta accadendo, che i piccoli sono capaci di cogliere al di là dei tentativi dei genitori di mascherare ansia e tristezza. La diagnosi di tumore e il peso delle cure hanno conseguenze pesanti sia sul piano emotivo che organizzativo, e la quotidianità viene stravolta. La comunicazione, quindi, è alla base del processo di cura poiché favorisce la creazione di un contesto empatico, ricco di scambi significativi tra il bambino che vuole conoscere cosa affrontare, e il medico che gli da spiegazioni in modo semplice e adeguato. In primo luogo, riguardo l’insorgenza di numerose tossicità cutanee che possono derivare da assunzione di farmaci antitumorali e radioterapia, visto che la pelle, interposta tra le radiazioni e l’organo da trattare, è quasi sempre coinvolta. Da un leggero eritema fino alla desquamazione e/o ulcerazione, xerosi e cambiamenti della pigmentazione, la pelle si presenta più sottile, fragile a causa di uno squilibrio tra il danno provocato alla cute e la sua capacità di rigenerarsi. “Fortunatamente, però, i tumori pediatrici hanno caratteristiche nettamente differenti da quelli che si manifestano nell’adulto e hanno prognosi migliore e rappresenta uno dei modelli di maggior successo della medicina moderna. La probabilità di guarigione, negli ultimi decenni, è in aumento costante e progressivo” – afferma Ghassan Merkabaoui, dirigente medico presso l’U.O. Oncologia medica, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli.
Quanto sono diffusi i tumori in età pediatrica?
Secondo le ultime stime dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, purtroppo ogni anno vengono diagnosticati 7000 tumori tra i bambini e 4000 tra gli adolescenti. I tumori più frequenti sono quelli cerebrali, del sangue (leucemie e linfomi), dei tessuti molli, del rene e delle ossa. Per fortuna i tassi di guarigione sono molto alti: nell’80% dei casi si guarisce e la sopravvivenza raggiunge l’85% a cinque anni dalla diagnosi. Ovviamente molto dipende dallo stadio in cui viene fatta la diagnosi e dalla sede della malattia: le leucemie possono arrivare ad una guarigione anche nel 90% dei casi (in particolare la Leucemia Linfoblastica Acuta), mentre per i sarcomi dei tessuti molli (in particolare il rabromiosarcoma) la percentuale purtroppo scende al 60%. I tumori cerebrali hanno una sintomatologia spesso evidente, in particolare forti mal di testa, nausea, vomito, crisi epilettiche ed anche disturbi della vista, soprattutto una perdita parziale o totale del campo visivo. Le leucemie e i linfomi invece possono insorgere in maniera più subdola: la stanchezza e frequenti infezioni possono essere dei campanelli d’allarme che suggeriscono di richiedere esami del sangue. Altre volte ci possono essere dolori alle ossa, che sono la sede di produzione delle cellule ematiche anche tumorali, oppure l’ingrossamento dei linfonodi. Ovviamente la presenza di uno di questi sintomi non deve immediatamente allarmare i genitori ed è sempre necessario contattare il proprio medico che deciderà se procedere con ulteriori esami.
Quanto influiscono i fattori ambientali e genetici?
Parlando di tumori che si sviluppano in età precoce, la causa principale è quella genetica. Alcuni possono essere dovuti a mutazioni geniche che determinano sindromi ereditarie, a esempio la neurofibromatosi è una malattia che deriva falla mutazione dei geni NF1 o NF2 e si manifesta con macchie cutanee color caffelatte, macchie dell’iride e neurofibromi, i quali possono svilupparsi anche sulla cute come dei pomfi. Non tutte le mutazioni genetiche sono però ereditarie e possono portare allo sviluppo del tumore soltanto nel bambino affetto, senza rischio per altri fratelli o familiari. Per quanto riguarda i fattori ambientali, spesso potenziano una mutazione già presente nel DNA. I principali sono l’inquinamento ambientale, le radiazioni ionizzanti e solari, l’esposizione al fumo di sigaretta, il consumo di alcol o di particolari farmaci durante la gravidanza. La presenza di mutazioni del DNA non è per fortuna sempre un aspetto prognostico negativo, perché in particolare per alcune leucemie sono disponibili delle terapie mirate che vanno ad agire proprio su quella specifica alterazione.
Parliamo della pelle di un bambino sottoposto a trattamenti chemioterapici
La chemioterapia, che rappresenta uno dei trattamenti principali per i tumori dei bambini, presenta effetti collaterali anche a livello della pelle, delle unghie e delle mucose interne. La metà di questi effetti riguarda l’alopecia, che si associa soprattutto al trattamento per tumori ematologici e cerebrali. Al secondo posto c’è lo xeroderma di ampie aree cutanee caratterizzate da secchezza e desquamazione, seguite per frequenza da dermatiti, iperpigmentazioni, petecchie, ecchimosi. Meno frequenti, circa il 15-20% dei casi, sono le mucositi e le strie biancastre a livello delle unghie.
Come proteggere la pelle dei piccoli pazienti?

È importante riconoscere gli effetti collaterali per trattarli, quando possibile, in tempo e prevenire complicanze quali per esempio le infezioni. Purtroppo per l’alopecia, che è forse l’effetto collaterale più psicologicamente duro, non ci sono terapie efficaci, ma si risolve dopo un paio di mesi dalla fine della chemioterapia. Per altri effetti collaterali invece l’utilizzo di antistaminici e cortisone può risolvere il problema. Infine, è bene ricordare che alcuni chemioterapici aumentano i danni della luce solare, quindi è bene utilizzare protezione solare forte anche nei bambini in trattamento oncologico e limitare l’esposizione alle ore meno calde della giornata.
Ci descrive come arriva alla vostra osservazione un caso tipico?
Le racconto un caso che ci è capitato qualche mese fa. Insieme al collega Andrea D’Arienzo, abbiamo visitato una bambina di 9 anni. La diagnosi era avvenuta quasi per caso dopo che i genitori avevano notato la presenza di un linfonodo a livello del collo ingrossato e dolente. Il sospetto iniziale del medico di famiglia era stato una patologia infettiva, ma la terapia antibiotica e gli esami diagnostici erano risultati negativi. Dagli esami del sangue risultavano però alterazioni del numero e della forma dei globuli bianchi. Successivi approfondimenti hanno portato alla diagnosi di leucemia mieloide acuta. In poche settimane si è iniziata la terapia più adatta e, anche se con alcune difficoltà, la malattia sembra a oggi in remissione. Purtroppo, il chemioterapico usato, la Citarabina, è stato responsabile della comparsa di eritemi cutanei purpurei diffusi soprattutto a livello della schiena. Con adeguata terapia cortisonica e antistaminica, però, questo effetto collaterale si è risolto totalmente, ma abbiamo dovuto modificare la dose del farmaco in modo da renderlo più tollerabile. Le sue unghie sono tuttavia molto fragili, ma in definitiva è una tossicità che non crea grossi problemi.
Come si protegge la pelle dei piccoli pazienti?
È importante riconoscere gli effetti collaterali per trattarli, quando possibile, in tempo e prevenire complicanze quali per esempio le infezioni. Purtroppo per l’alopecia, che è forse l’effetto collaterale più psicologicamente duro, non ci sono terapie efficaci, ma si risolve dopo un paio di mesi dalla fine della chemioterapia. Per altri effetti collaterali invece l’utilizzo di antistaminici e cortisone può risolvere il problema. Infine, è bene ricordare che alcuni chemioterapici aumentano i danni della luce solare, quindi è bene utilizzare una protezione forte e limitare l’eventuale esposizione alle ore meno calde della giornata.
L’impatto della radioterapia sul bambino è diverso rispetto a quello dell’adulto?
Certamente. Non tanto in termini di gravità dei danni quanto in termine di tossicità a lungo termine. In particolare, le tossicità da radioterapia possono insorgere gradualmente anche dopo anni e possono comportare ritardi nello sviluppo, alterazioni della fertilità, aumento del rischio di secondi tumori e disfunzioni di organo permanenti legati all’irradiazione anche di zone vicine alla sede del tumore. Per limitare queste tossicità, le nuove tecnologie puntano sulla riduzione di dose e della zona esposta alle radiazioni.
La pelle di un bambino si rigenera facilmente?
Sicuramente la giovane età della pelle permette una rigenerazione più rapida ed efficace: questo risulta molto importante nei bambini sottoposti a chirurgia e dipende dalla maggiore efficienza dei fibroblasti, le cellule che contribuiscono alla rigenerazione delle ferite. Tuttavia, la pelle in età giovanile è anche più sensibile alle irritazioni e soprattutto alla luce solare in quanto presenta meno melanina. È quindi molto importante garantire una corretta salute della pelle attraverso l’uso di creme idratanti, una corretta igiene e, ribadisco, la protezione solare.
Tumori infantili e nuove terapie. Cosa può dirci?
La ricerca sta facendo negli ultimi anni grandi passi avanti aumentando notevolmente, come già detto, i tassi di guarigione. Si punta molto sulla immunoterapia che già permette ottimi risultati. In particolare, farmaci di ultima generazione come gli anticorpi monoclonali che vanno a legare le cellule tumorali andandole a distruggere con diversi meccanismi. Un’altra promettente terapia è quella delle CAR-T, linfociti ingegnerizzati in modo da legare solo le cellule tumorali distruggendole selettivamente. Di recente il gruppo italiano dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha ottenuto risultati importanti con la terapia di CAR-T contro il neuroblastoma: circa l’80% dei bambini arruolati ha risposto alla terapia, in particolare il 30% ha avuto una risposta completa che nella metà dei casi risulta mantenuta a due anni dal trattamento. Tuttavia, è ancora da perfezionare il profilo di tossicità, in quando in tale studio circa il 75% dei soggetti ha mostrato effetti collaterali, anche se nella maggior parte dei casi lievi (anemia, disturbi epatici, sintomi infiammatori). Ovviamente serviranno studi più ampi che arruoleranno un maggior numero di pazienti prima che tale terapia possa entrare nella pratica clinica, tuttavia i risultati sono molto incoraggianti.

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Tag:, , , Last modified: Dicembre 7, 2023
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