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La cura dei piedi inizia dalla nascita

I piedi sono per il neonato uno dei primi organi di senso con i quali impara a conoscere il mondo

I piedi, così come le mani, sono le parti del nostro corpo che possiedono il maggior numero di ossa e di articolazioni, ma anche quelle maggiormente innervate e vascolarizzate. Se così non fosse, risulterebbe molto complicato effettuare tutti quei numerosi e piccoli movimenti cui siamo abituati, e quasi impossibile esplicare le loro numerose e fondamentali funzioni. Il piede è una struttura corporea che inizia a strutturarsi già in fase embrionale. Sappiamo che verso il 37° giorno di gestazione si originano le ossa mentre è solo verso il quarto e il quinto mese di gravidanza che si originano anche la cute, i muscoli, i vasi sanguigni e i nervi. Nel momento della nascita, il piede del bambino appare intraruotato con flessione dorsale, ovvero girato verso l’interno, ricordando la posizione fetale. Questo comporta anche un maggiore sviluppo dei muscoli anteriori. In questa fase è caratterizzato da un abbondante tessuto adiposo: la caratteristica che rende i piedini dei neonati così affascinanti. L’abbondanza del tessuto adiposo è determinata dalla necessità di proteggere i tessuti sottostanti (le ossa, i muscoli e le articolazioni), ancora flessibili e nel pieno della loro fase di sviluppo e di accrescimento. Questo, poi tenderà a ridursi con il passare del tempo e l’età, diventando fisiologico nel periodo post-adolescenziale, quando la fase di accrescimento sarà quasi del tutto terminata. Il momento cruciale, per la crescita sana del bambino, avviene durante i primi passi che sono importantissimi, poiché grazie alla posizione eretta e all’azione di stimolo della muscolatura avviene la formazione dei tre archi plantari fisiologici del piede (l’arco mediale, l’arco laterale e quello traverso), determinando l’appoggio corretto in statica e dinamica sui tre punti principali, ossia la testa del I e del V metatarso e la tuberosità del calcagno, e determinando i movimenti muscolari che consentono il passo e il movimento delle dita. Si evince quindi come i piedi nel bambino siano due parti del corpo ben strutturate, poiché attraverso di essi e con essi il piccolo inizia a esplorare il mondo, imparando a conoscerlo dapprima quando inizia a gattonare e successivamente quando cammina. In altre parole, i piedi rappresentano un organo di senso fondamentale, per capire ciò che lo circonda attraverso gli stimoli che percepisce: il calore e la morbidezza della sabbia, il pavimento liscio o ruvido e freddo, la freschezza dell’erba. E risultano naturalmente fondamentali anche per imparare a stabilire l’equilibrio e quali sono i movimenti corretti da effettuare per conservarlo in base ai vari suoli che calpesta mentre cammina. Quanto detto ci porta ad affermare che appare opportuno lasciare che i piedi dei bambini, almeno all’inizio, siano il più possibile liberi, senza scarpe, per consentirgli quell’azione di esplorazione di cui sopra. E ciò significa che, specie quando il bambino è molto piccolo, i piedini andrebbero protetti solo dal freddo in inverno, con dei calzini idonei. Tornando al suo aspetto, il piede nel piccolo si presenta sempre piatto. Un piattismo che però non deve preoccupare il genitore in quanto di natura non patologica. Esso è infatti determinato solamente da una fisiologia ancora acerba, poiché l’arco della pianta del piede è ancora poco formato per non dire praticamente assente. Solo dopo i primi quattro anni di vita il piede del bambino inizia a prendere le proprie caratteristiche anatomiche e fisiologiche. Per questo, prima di quest’età, risulta quanto meno difficile effettuare una diagnosi di piede piatto, tranne in quei rari casi, in cui sono evidenti delle alterazioni strutturali congenite. All’età di cinque anni, il bambino dovrebbe camminare normalmente e presentare un appoggio plantare fisiologico (l’istmo centrale che poggia al suolo deve essere congruo ad 1/3 del tallone anteriore). Se, dopo questa età, il bambino dovesse lamentare dolore, manifestare una stanchezza anormale e evidenziare una postura non adeguata, allora è da ritenersi opportuno suggerire una visita dal podologo il quale potrà operare insieme ai genitori al fine di correggere l’alterazione strutturale presente ed evitare così l’insorgere di problematiche a livello delle anche, delle ginocchia o della schiena. Infine andrebbe sempre ricordato ai genitori che fino all’adolescenza, i trattamenti ortesici proposti su misura sono di tipo correttivo, ovvero, riescono a determinare una correzione definitiva in età adulta. Ciò rende quindi opportuno intervenire durante quella fascia di età che va tra i cinque e gli 11-12 anni. (Cinzia Tafuto, Podologa)

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Tag:, , Last modified: Giugno 30, 2023
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