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Circoncisione rituale solo se si cura in ospedale

La circoncisione neonatale è una pratica che risale a migliaia di anni fa e viene ancora praticata

del Dott. Giacinto Marrocco, Chirurgo Pediatra di Roma

A dicembre 2022, la Regione Lazio ha emanato il decreto U0027 del 29 Marzo 2011 con cui s’introduce la possibilità di praticare la circoncisione per motivi religiosi e/o culturali in età pre-puberale negli ospedali pubblici. Tale decisione si basa sulla necessità di evitare il rischio di complicazioni, quali emorragie e infezioni, che in alcune circostanze possono determinare la morte dei piccoli bambini. Dai dati sulla circoncisione in Italia, pubblicati dall’associazione dei medici di origine straniera in Italia (AMSI) si stima, per difetto, che ogni anno siano circa 5.000 i bambini che subiscono l’intervento e almeno un terzo delle circoncisioni avvengono al di fuori delle strutture del SSN. La circoncisione neonatale è una pratica la cui origine va fatta risalire a diverse migliaia di anni fa nella parte occidentale dell’Africa. Una prima testimonianza, trovata in un bassorilievo egizio, risale al 2800 a.C. e fa immaginare tale pratica alla stregua di una iniziazione rituale legata all’entrata dei giovani nell’età adulta. In seguito Ebrei ed Arabi diedero alla circoncisione maschile una importanza religiosa, ovvero la imposero come segno distintivo di appartenenza religiosa. La prima documentazione scritta di circoncisione appare nella Bibbia. I musulmani eseguono anche la circoncisione femminile (mutilazione genitale che spesso include la clitoridectomia), una pratica probabilmente di origine africana. Durante il diciannovesimo secolo, nei paesi di lingua inglese, la circoncisione si è evoluta da rituale religioso o rito prepuberale a chirurgia di routine per motivi di “salute” quando l’eziologia di molte malattie era del tutto ignota. Tra miti e ignoranza si fece strada la convinzione che la masturbazione fosse causa di molte malattie. Sembrò quindi logico per molti medici ricorrere alla chirurgia genitale su entrambi i sessi per arrestare la masturbazione. Nel 1891 d.C. Remondino, un medico dell’epoca, invocò la circoncisione per prevenire e curare alcoolismo, epilessia, asma, ernia, gotta, reumatismo, curvatura scoliosi e mal di testa. Man mano che gli studi scientifici dimostrarono la vera eziologia delle patologie citate, nuove motivazioni furono portate a supporto della necessità di effettuare la circoncisione neonatale, pratica virtualmente sconosciuta a molti paesi. L’igiene e la prevenzione di malattie veneree divennero una motivazione popolare durante la prima guerra mondiale. Negli anni ‘30 il timore che il prepuzio fosse causa di cancro del pene e durante gli anni ‘50 di cancro della cervice uterina. Le motivazioni più recenti per giustificare la circoncisione neonatale comprendono la prevenzione delle infezioni urinarie nei primi anni di vita e l’infezione da AIDS nella vitta sessualmente attiva. Mentre la società medica Americana ricercava motivazioni che giustificassero la perpetuazione di tale pratica, nell’ambiente medico Europeo si facevano sempre più numerosi gli studi finalizzati a dimostrare l’importanza ed il reale ruolo sostenuto dal prepuzio. Nel 1949 il Dr. Douglas Gairdner pubblicò sul British Medical Journal un articolo dal titolo: “The Fate of Foreskin (il destino del prepuzio)” in cui Gairdner descriveva il prepuzio come tessuto normale e il ruolo che la sua adesione al glande riveste nel proteggere il glande stesso dal contatto con urina e feci durante l’infanzia. Come conseguenza della pubblicazione dell’articolo il British National Health Service cessò di pagare i compensi per la circoncisione e tale pratica scomparve in Inghilterra. Negli Stati Uniti d’America, dove la circoncisione neonatale ha rappresentato per decenni una pratica diffusa alla quasi totalità della popolazione, si assiste attualmente ad un netto declino di tale consuetudine. Le ultime cifre parlano di 59,5% di bambini circoncisi nei primi giorni di vita a livello nazionale. Negli stati dell’America occidentale tale cifra scende al 3,5%. Accade frequentemente che anche molti genitori italiani si rechino nell’ambulatorio del pediatra ponendo un quesito specifico riguardo la necessità di operare il pene del loro bambino. Le loro perplessità e l’ansia che ne deriva riguardano l’impossibilità di retrarre il prepuzio in modo da consentire la scopertura del glande. A tale riguardo esistono pareri discordi che configurano due vere e proprie “correnti di pensiero”: gli interventisti e i conservatori. I primi sono coloro i quali sostengono che sin dalla prima infanzia c’è la necessità di un “intervento terapeutico” esterno che deve essere messo in atto dai genitori affinché il glande possa essere scoperto sin dalla più tenera età. Per questo suggeriscono la cosiddetta “ginnastica prepuziale” e le mamme vengono istruite perché durante il bagnetto igienico provvedano a retrarlo progressivamente fino alla scopertura completa. Talora vengono prescritte creme emollienti e lubrificanti per favorire tale processo. In altri casi è lo stesso pediatra che provvede, nel corso di una delle prime visite di controllo, a “sistemare” la situazione retraendo il prepuzio in un’unica soluzione. Per alcuni genitori, appare più opportuno non attendere, e in maniera più radicale richiedono esplicitamente l’asportazione chirurgica di tutto il cappuccio prepuziale lasciando così il glande permanentemente e definitivamente scoperto. All’opposto, i conservatori propongono di lasciare che l’organo genitale si sviluppi e si modifichi progressivamente come previsto dalla natura. Ma tralasciamo la questione, cui abbiamo già dedicato un approfondimento in uno dei primi numeri della nostra rivista (Pelle baby n. 4).

Neoplasia del pene e fimosi

Il rapporto tra fimosi e cancro del pene deve essere distinto dal rapporto tra questo e la circoncisione. La frequenza del cancro del pene è di 1 caso ogni 100.000 maschi negli USA, dove oltre il 60% degli adulti è circonciso, dello 0.9% nel Regno Unito dove solo il 6% degli adulti è circonciso, dello 0.8% in Danimarca dove la circoncisione interessa il 2% della popolazione maschile e dello 0.3% in Giappone dove è pratica rara. Inoltre il 20% dei maschi che presentano il cancro del pene è stato circonciso alla nascita. D’altro canto, la fimosi coesiste con il cancro del pene in percentuale variabile dal 70 all’85% dei casi.

 

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Tag:, , Last modified: Giugno 30, 2023
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