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Ma quanto cambiano i segni della psoriasi sulla pelle nera?

Alcuni dei sintomi cutanei delle dermatosi più diffuse hanno peculiarità uniche sulla cute dei pazienti non caucasici

C’è qualcosa che non convince nella definizione della dermatologia etnica. Una variante della classica specialità che porta a immaginare che a seconda dell’origine geografica dei pazienti la presentazione delle più comuni lesioni cutanee cambi e renda differenti sia la patogenesi che il trattamento e l’evoluzione della patologia. Niente di più errato. è infatti come se parlando di cardiologia o neurologia si volesse sostenere che l’etnia rende differente la sintomatologia o le cure per un infarto o una demenza. Eppure, negli ultimi anni, nell’ambito dei congressi dermatologici più importanti, sono aumentate le presentazioni e gli approfondimenti dedicati al riconoscimento e alla cura delle malattie della pelle nella popolazione non caucasica. Perché in realtà qualcosa che può differenziare i pazienti affetti dalla stessa malattia cutanea esiste ed è il colore base della pelle, che può influire alterando l’aspetto della lesione agli occhi di un dermatologo o un pediatra abituati a pazienti dall’incarnato tendenzialmente roseo. Numeri ISTAT alla mano, in Italia abitano circa 5,2 milioni di immigrati, ossia l’8,2% della popolazione residente. E questo fa sì che, specie negli ultimi anni, sia cresciuto enormemente il numero di pazienti provenienti dall’estremo Oriente o dall’Africa con cui questi specialisti si confrontano durante lo svolgimento della propria professione. In altre parole, alle patologie cutanee tipiche di alcune zone geografiche del mondo molto distanti da noi, è diventato necessario imparare a riconoscere in che modo malattie altrimenti comuni, si manifestano su una pelle non bianca. Per aiutare questo necessario aggiornamento specialistico, alcuni anni fa, il dermatologo Aldo Morrone, dopo aver operato a lungo in Africa, ha pubblicato il volume “Psoriasi & pelle scura” con un ampio corredo fotografico, che ancor oggi rappresenta uno dei pochi strumenti per riconoscere e affrontare la psoriasi quando si presenta su soggetti con pelle nera. Diagnosticare la psoriasi nelle popolazioni di colore, secondo Morrone, sarebbe di fatto piuttosto semplice. Le squame infatti, che sono spesso la prima espressione sintomatologica della malattia, presentano un aspetto tipico essendo non pigmentate, di colore grigiaste, con imbiancamento tipico al grattamento. Esse appaiono di facile rilevazione grazie alla presenza di una ipocromia legata all’accelerazione del turn-over epidermico. L’ipocromia – scrive Morrone – può interessare l’insieme della lesione o soltanto una sua parte, in particolare la sua periferia (anello di Woronoff) e può anche persistere transitoriamente dopo la regressione delle lesioni. In alcuni casi questo schiarimento è però incompleto, conferendo alle lesioni una tinta violacea lichenoide. Molto più raramente, una ipercromia la sostituisce o vi si associa, come nel decorso della psoriasi ostracea (forma rara di psoriasi in cui le lesioni hanno l’aspetto di una valva di ostrica). L’aspetto delle lesioni resta comunque evocatore per la diagnosi. Dove mancano le squame, invece, le lesioni possono essere di più difficile riconoscimento, lo stesso per le forme eczematizzate o lichenificate dato che possono essere confuse con l’eczema cronico. Sono più rare le forme iperpigmentare che talvolta sono da differenziare da un lichen planus psoriasiforme. Una erezione pustolosa apparentemente vicina alla malattia di Wilkinson è stata descritta nei neri sud-africani come varietà di psoriasi pustolosa generalizzata mentre la psoriasi pustolosa classica sembra essere molto rara nei soggetti dalla pelle nera. L’Autore segnala che però qualche differenza può evidenziarsi: nei soggetti di pelle chiara la lesione psoriasica classica è una chiazza eritemato-squamosa o una papula che evolve in placca a limiti netti con un colore che può variare dal rosso chiaro al rosa salmone, sulla pelle nera, invece, le placche tendono ad apparire di colore grigiasto e, alla rimozione delle squame sovrastanti la cute, assumono un colore rameico; molto frequentemente inoltre è possibile osservare delle macule ipopigmentate in sede di pregresse lesioni. Le caratteristiche morfologiche della psoriasi anche sulla pelle scura, sono estremamente variabili.

La psoriasi volgare, a placche, è la più comune rappresentando l’80% di tutte le varianti. Le placche sono rotondeggianti od ovali di dimensioni varie e localizzate tipicamente alle superfici estensorie degli arti superiori e inferiori,di frequente in maniera simmetrica, su scalpo, regione lombo-sacrale, piega interglutea. Il numero va da pochi a numerosi elementi; in forma localizzata (psoriasi minima) o sulla quasi totalità del corpo (psoriasi universale o generalizzata). Come risaputo, la psoriasi può interessare soggetti di qualsiasi età e durare per un breve periodo oppure avere un andamento cronico, alternando periodi di remissione a riesacerbazioni della durata variabile. Anche nei pazienti neri risulta difficile prevederne il decorso. La diagnosi è prevalentemente clinica e raramente richiede conferma istologica, soprattutto nei casi dubbi in cui sono risparmiate le sedi caratteristiche. Il pitting ungueale, l’ipercheratosi o altre alterazioni dell’unghia possono aiutare la diagnosi. Le principali diagnosi differenziali sono con la tinea, la dermatite atopica, la micosi fungoide, la pitiriasi rosea, l’eczema nummureale, il lichen ruber planus, la pitiriasi rubra pilare, la sifilide secondaria e la malattia di Bowen, gli eczemi, le cheratodermie.

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Tag:, , , Last modified: Novembre 21, 2022
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