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L’allergia aumenta quando il cane è maschio

I cani producono ben sette proteine allergeniche per lo più di origine epiteliale

La tradizione popolare dice che il cane è il miglior amico dell’uomo. Nulla da eccepire, considerato che la convivenza fra questa specie animale e gli umani data migliaia di anni e sembra destinata a durare nei secoli a venire. Eppure, c’è qualcosa che non può essere sottovalutato, soprattutto quando si ha a che fare con la salute dei bambini. I dati ci dicono che l’allergia al cane colpisce fino al 15-20% della popolazione italiana, anche in età pediatrica. Ad affermarlo sono gli allergologi che spesso si vedono costretti a informare i proprietari che il contatto con il proprio animale domestico andrebbe limitato, se non escluso, a causa di un allergene prostatico, chiamato Can f 5, che corrisponde a una proteina presente solo negli esemplari di cane maschio. A questa ipotesi si è giunti grazie ai continui progressi della diagnostica allergologica molecolare, e i dati provengono da un recente studio italiano che identificato in questo allergene una delle cause predominanti dell’allergia ai cani, tanto diffusa, quanto spesso ignorata. Alcune persone, pur risultando allergiche agli epiteli e ai peli di cane, non manifestano particolari sintomi a contatto con l’animale, al contrario presentano i classici sintomi quali starnuti, naso che cola, arrossamento, prurito e lacrimazione agli occhi e, in alcuni casi, anche tosse ed affanno, in presenza di cani maschi. Secondo le conoscenze attuali, il cane produce sette proteine allergeniche per lo più di origine epiteliale. Una di queste, denominata Can f 5, è l’equivalente dell’antigene prostatico umano e determina la sensibilizzazione nel 69,02% dei casi, con un 57,92% in cui l’allergia sarebbe legata esclusivamente a questo allergene. Questa scoperta apre diversi scenari, sia nella ricerca di una terapia desensibilizzante al momento assente, sia nella prospettiva che, per la maggior parte delle persone con diagnosi certa di allergia esclusiva al cane maschio, potrebbe essere tollerato un cane femmina. “Il vantaggio di essere allergici solo all’antigene prostatico – ha spiegato il Dott. Gennaro Liccardi, membro dell’Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri e coordinatore dello studio multicentrico italiano – è quello di una maggiore tolleranza nei confronti dell’esemplare femmina e di essere meno sensibili agli allergeni che il cane condivide con altri mammiferi, come ad esempio conigli, cavalli e criceti ecc. La maggior parte dei soggetti allergici al cane riconosce sia gli allergeni epiteliali che l’allergene prostatico. Lo svantaggio di essere allergici prevalentemente al Can f 5 è la scarsa efficacia dei vaccini antiallergici oggi disponibili, perché tutte le formulazioni in commercio contengono un mix di allergeni e non solo il Can f 5 come sarebbe auspicabile. Un altro svantaggio di tale condizione è il maggior rischio di sviluppare allergia al liquido seminale umano, l’antigene umano, infatti, è l’equivalente di quello del cane, con manifestazioni reattive locali e, talora, generali durante i rapporti sessuali non protetti. Non sono eventi molto frequenti, ma sono ben descritti in letteratura”. La ricerca coordinata dal dott. Liccardi ha visti coinvolti 14 Centri di allergologia italiani e 627 pazienti allergici solo al Can f 5, per i quali è emersa una forte associazione tra un alto livello di allergia al Can f 5 ed il contatto con un cane maschio (86,3%). Al contrario, nei pazienti senza cani ma a contatto con animali di entrambi i sessi e nei possessori di esemplari femmine il grado di allergia è risultato modesto (intorno all’11,8%). è evidente come, a fronte di una documentata sensibilizzazione allergica e di sintomi dopo un contatto con un cane maschio, la misura più efficace da adottare, specie nel caso di bambini siano l’adozione di procedure di profonda pulizia degli ambienti, e l’allontanamento dell’animale, una misura, quest’ultima, estremamente dolorosa e comprensibilmente poco comprensibile dai piccoli pazienti che hanno difficoltà a rinunciare al proprio piccolo amico a quattro zampe. Per concludere: non esistono razze in grado di produrre meno allergeni di altre, i cosiddetti cani (o gatti) “ipoallergenici”. Pertanto, avere un animale “ipoallergenico” in presenza di una condizione allergica specifica può costituire un rischio per la salute.

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Tag:, , Last modified: Maggio 2, 2022
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