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Per eliminare una verruca si parte con l’identificazione

Non è sempre semplice scegliere il trattamento più adatto per la cura delle verruche se non si tengono presente diversi fattori

Sono moltissimi i genitori che si rivolgono al pediatra per chiedere consiglio su come curare una o più verruche del proprio figliolo. Ciò che più preoccupa mamma e papà è il loro aspetto, a volte impressionante, e la facilità con cui si trasmettono, all’interno della famiglia, da un figlio all’altro. Ne deriva un’ansia inarrestabile che facilmente viene riversata anche sul medico interpellato. A cui si chiede, in maniera decisa, una cura definitiva, meglio se rapida e indolore. Non basta dare la buona notizia che il 60% delle verruche tende spontaneamente ad auto-risolversi nel tempo. C’è bisogno di scegliere subito l’approccio terapeutico più efficace, anche se non è sempre semplice perché a oggi nessuna singola terapia si è dimostrata efficace per ottenere una remissione completa in ogni paziente. Il trattamento ideale deve tener conto di fattori quali il tipo di verruca, la zona colpita, l’età del paziente e la sua tollerabilità del dolore, il rischio o meno di cicatrici e, non ultimo, lo stato di salute generale. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, infatti, bisogna tener presente che nei soggetti con uno stato più o meno grave di immunodepressione, la comparsa di verruche si può caratterizzare per un elevato numero di lesioni che tendono a non regredire. Ciò detto, si può affermare con tranquillità che l’identificazione e la tipizzazione della verruca rappresentano i primi passi per la scelta del trattamento. È noto che tutte le verruche sono causate da virus della famiglia dei Papilloma (HPV), con DNA a doppia elica, che si caratterizzano per uno spiccato tropismo per l’epitelio della cute e delle mucose. La maggior parte delle verruche comuni si localizzano principalmente a livello periungueale e plantare, zone dove i micro-traumatismi ripetuti favoriscono la penetrazione e la infezione dell’agente causale. Se è vero, però, che l’origine è all’interno della stessa famiglia virale, sul piano clinico le verruche si possono manifestare in maniera molto varia. Quelle volgari generalmente si presentano come lesioni papulose emisferiche, a superficie più o meno ruvida, ma esistono altre forme che possono essere peduncolate, piane o filiformi. Il loro aspetto varia a seconda del ceppo HPV coinvolto. Si pensa che, a fronte di oltre 100 tipologie di HPV solo alcune siano coinvolte nella loro patogenesi: l’HPV1 è il ceppo virale interessato alla comparsa delle verruche palmo-plantari, mentre l’HPV2 a quello delle verruche volgari (HPV2). In età pediatrica, poi, è frequente riscontrare verruche piane localizzate al volto per lo più sostenute dal ceppo HPV3. Giunti a questo punto si deve procedere con la prima scelta: meglio un approccio fisico o un trattamento topico? Le verruche volgari possono essere trattate con diatermocoagulazione, laser, curretage e crioterapia ma le metodiche “fisiche”, presentano soprattutto in ambito pediatrico importanti limitazioni: dolore durante l’intervento, elevato rischio di cicatrici post-procedurali e, in alcuni casi, anche elevati costi diretti e indiretti. Inoltre molto spesso i trattamenti ablativi delle verruche sono penalizzati dall’elevato tasso di recidive. Per quanto riguarda le verruche periungueali e le verruche plantari, inoltre, sono particolarmente resistenti, tanto ai trattamenti fisici che topici, e particolarmente dolorose durante l’ablazione. L’applicazione di unguenti, creme o cerotti curativi, come trattamenti topici, si basa su formulazioni a base di retinoidi, l’imiquimod, cantaridina, sostanze ad azione caustica (acido nitrico), immunomodulanti e in alcuni casi selezionati, la bleomicina. Tuttavia in questo campo si possono avere notevoli limitazioni e controindicazioni. In ambito pediatrico, in relazione alla bassa tollerabilità locale, cosa che rende limitate le alternative terapeutiche utilizzabili. Resta da dire che, senza dubbio, uno degli approcci più utilizzati e longevi, sia per i risultati che garantisce che per la semplicità di uso e ottima tollerabilità, consiste nell’utilizzo dell’Acido Salicilico a una concentrazione tra il 10% e il 20%, percentuali che ne massimizzano l’azione cheratolitica. Ricordiamo che dal punto di vista chimico si tratta di un acido aromatico fenolico caratterizzato, a differenza dell’acido lattico o dell’acido glicolico, da una elevata liposolubilità che ne permette, a livello dello strato corneo ma anche delle strutture pilosebacee, una ottima penetrabilità. L’acido salicilico si diffonde e solubilizza molto bene a livello dei lipidi dell’epidermide e del sebo, qualità che rendono la molecola adatta e da suggerire per il trattamento di lesioni cutanee caratterizzate da elevata ipercheratosi come classicamente è la lesione verrucosa. Allo stesso tempo, queste proprietà rappresentano anche fattori di sicurezza e tollerabilità in quanto l’elevata liposolubilità e l’interazione diretta con le varie strutture dell’epidermide fanno in modo che la sua azione farmacologica sia limitata a livello dell’epidermide o degli strati più alti del derma. Inoltre, rispetto agli a-idrossiacidi, la penetrazione nell’epidermide risulta maggiore e più rapida e ciò facilita la desquamazione solubilizzando il cemento intercellulare che lega le cellule nello strato corneo, degradando così la cheratina. Da non sottovalutare, infine, che l’acido salicilico ha anche una lieve azione antisettica che può risultare utile al fine di ridurre il rischio di una sovra-infezione della cute trattata. Una efficacia a tutto tondo, insomma, che trova conferma anche in una recente meta-analisi della Cochrane Review che identifica nella terapia topica con l’acido salicilico uno dei trattamenti più sicuri e incisivi per affrontare il problema delle verruche anche nell’infanzia.

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Tag:, , Last modified: Novembre 17, 2021
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