Written by 9:55 am Dermatologia

Giocare nei prati e all’aperto può lasciare segni sulla pelle

Quando i bambini giocano in campagna o nei prati possono manifestare fastidiosi pruriti o irritazioni per le quali è difficile diagnosticare le cause. A finire sotto accusa possono essere alcune piante o erbe più o meno comuni oppure insetti e altri organismi che vivono nei prati, i quali entrando a contatto con la pelle, possono provocare irritazioni e reazioni allergiche. A partire dalla cosiddetta dermatite dei prati causa di prurito che di norma si risolve da solo nell’arco di poche ore a meno che il bambino, grattandosi, non provochi una sovra infezione che estende l’arrossamento e facilita la presenza di pus. In questo caso, una crema che unisce antibiotico e cortisone riesce a contrastare l’infezione batterica. Altra fastidiosa complicazione è quella legata al contatto con piante che hanno, sulle foglie o sullo stelo, una peluria urticante, come per esempio le ortiche, che penetra nella cute e rilascia sostanze che scatenano una lieve reazione infiammatoria, arrossamento, prurito e pomfi che si esaurisce al massimo nelle 24 ore successive. Anche in questo caso, se ci si gratta si possono provocare lesioni facilmente infettabili come sono quelle dell’impetigine, con piccole croste e pus. Un’altra pianta dalla peluria irritante è la primula. Nell’erba e tra gli alberi e la vegetazione dei boschi vivono anche molti insetti e animaletti che possono provocare irritazioni. Nella famiglia degli aracnidi le più note sono le zecche. Altri parassiti della stesso gruppo sono gli acari, gli scorpioni e ragni. Le loro punture possono essere veicolo di infezioni. La zecca sopravvive anche per lunghi periodi sul suolo e fra l’erba dove sono cadute staccandosi dal manto di pecore, cani, gatti, bovini e finanche uccelli, che sono gli ospiti abituali cui succhiano il sangue. La puntura della zecca è pressoché indolore ma l’animale, a causa del suo particolare apparato buccale munito di una forma di rostro, rimane ancorato alla pelle causando irritazione, gonfiori localizzati, e in casi rari, shock anafilattico. La condotta da tenere in presenza di una zecca è ben nota. Non bisogna schiacciarla per evitare la possibile trasmissione di infezioni e per non lasciare la sua testa nella pelle. Il metodo più tradizionale per estrarla consiste nel bagnarla con alcool o benzina e poi asportarla con una pinzetta. Se dovessero insorgere febbre, debolezza, reazioni cutanee, l’indicazione è di ricorrere ad antibiotici per la durata di una settimana. Il rischio, infatti, è indotto dalla pluricità delle zecche, che possono essere veicoli di diversi batteri, come per per esempio la Borrelia nella rara malattia di Lyme, che inizia proprio con una lesione cutanea e un eritema e, se non curata tempestivamente, può dar luogo a disturbi neurologici e dolori all’apparato scheletrico. Le zecche degli animali domestici possono essere la fonte di rickettsiosi, anche nota come febbre bottonosa, un’infezione che si manifesta con pustole, febbre, dolori muscolari. Viene curata con farmaci antibiotici (di solito, a base di tetracicline). Ci sono circa 50.000 specie conosciute di acari, per lo più microscopici, e molti sono parassiti delle piante e degli animali come api e uccelli, ma pochi interessano l’uomo. Gli acari della polvere si nutrono di scaglie di pelle morta e di peli di animali domestici. La loro presenza può causare reazioni allergiche, come febbre da fieno, asma ed eczema. Stendersi su un prato o giocare nei boschi mette a contatto i bambini con un bruco, il cui corpo è ricoperto di peli che somigliano a piccoli aculei, appartenente alla famiglia dei lepidotteri, che normalmente abita sulle piante e sulle foglie di cui si nutre. Cadendo dai rami, l’insetto entrando a contatto con la pelle umana, apparentemente non produce alcun danno, ma nella zona colpita i peli rimangono infitti nella cute e un eventuale strofinio o grattamento li può spingere in profondità provocando il rilascio delle sostanze che contengono, causa di una irritazione cutanea che si manifesta con vescicole e chiazze di eritema. Le pulci sono altri parassiti facilmente presenti nell’erba dei prati dove arrivano attraverso i cani, i gatti e altri mammiferi. La pulce sopravvive a lungo nei vestiti e punge l’uomo per succhiarne il sangue, ma a differenza delle zecche, non rimane attaccata alla pelle. La puntura provoca prurito e gonfiore, raramente febbre e irritazione. L’eventualità della trasmissione di un’infezione è bassa ma, nel caso, va curata tempestivamente con farmaci antibiotici. Se il bambino, tornando dal pomeriggio all’aperto, porta a casa questi sgraditi animaletti, nascosti negli indumenti, il rischio è che le pulci depongano le uova anche sui divani e sui tappeti dell’appartamento che a quel punto andrà disinfestato. Altri insetti ematofagi che all’aperto individuano l’ospite attraverso il suo calore e odore, che non pungono per difesa ma per nutrirsi del sangue dell’ospite, vanno annoverate le zanzare Aedes, che includono la zanzara tigre, e forme potenzialmente portatrici di rare malattie virali come la Chikungunya e Zika. Le punture lasciano sulla pelle irritazione e prurito dovuti all’iniezione di un liquido anticoagulante che garantisce che il sangue affluisca senza coaugularsi. La risposta immunitaria a queste sostanze provoca l’irritazione. Le femmine dei tafani, ditteri simili a grosse mosche, più tozze e con occhi più grandi, sono ematofaghe, e le loro punture sono particolarmente dolorose e ben visibili. I pappataci somigliano alle zanzare ma non emettono ronzio mentre la mosca cavallina predilige pungere gli equini, ma la sua puntura sull’uomo può causare sanguinamento. Un’ultima segnalazione riguarda la Cantaride un piccolo coleottero abituale nelle nostre campagne, che possiede una sostanza fortemente urticante: la cantaridina. Quando la pelle entra in contatto si sviluppa una reazione allergica più o meno estesa, caratterizzata da un fastidioso eritema, piccole bolle e un intenso prurito, che passa nel giro di qualche giorno. Da evitare il grattamento che può causare un’infezione batterica e il ricorso all’ammoniaca.

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Tag:, , Last modified: Novembre 17, 2021
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