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Considerare il microbiota come un buon alleato

I microrganismi che popolano e convivono sulla nostra pelle non sempre vanno ritenuti come pericolosi per la salute

La biosfera è costituita dall’insieme degli organismi viventi della terra, organizzati in vari ecosistemi dotati di autoregolazione, metabolismo e omeostasi. Nel grande ecosistema dei batteri, durante l’evoluzione, molti microrganismi si sono mantenuti vivi nella loro mutevolezza attraverso numerose strategie, fra cui il parassitismo e la simbiosi, dando luogo a specie nuove, diverse sia dal parassita che dall’ospite. Il nostro corpo e i microrganismi che in esso convivono (microbiota) interagiscono tra loro in modo complesso, in un insieme che funziona e si autoregola, in maniera unitaria. In biologia, nella medicina e soprattutto in dermatologia, è impossibile ignorare il concetto di microbioma e la conseguente mappa dei batteri cutanei, un tema di grande attualità, con complesse implicazioni scientifiche. La flora microbica presente sulla cute non è necessariamente dannosa e in condizioni normali instaura con l’organismo un rapporto di reciproco vantaggio perché si oppone alla crescita di batteri patogeni producendo sostanze antimicrobiche e abbassando il pH della pelle attraverso la degradazione del sebo. Sappiamo che la flora batterica cutanea varia molto tra un individuo e l’altro e che sono stati identificati oltre 200 generi diversi, fra cui corinebatteri, propionobatteri e stafilococchi. La loro biodiversità è considerata, perciò, una garanzia a tutela della salute del paziente e della sua pelle. Diversi studi dimostrano che quando la barriera cutanea è sana sull’epidermide coesistono differenti ceppi batterici, mentre prevale una colonizzazione monomorfa che toglie spazio vitale agli altri microrganismi nelle zone dove essa risulta alterata. Molti disturbi dermatologici sono tipici di zone del corpo in cui è dimostrata la prevalenza di un ceppo batterico su altre specie: aree sebacee, aree umide e secche, ma l’esempio più significativo è quello della dermatite atopica nelle cui lesioni cutanee sono state rilevate una maggiore densità di Staphyloccocchi, in particolare S. Aureus; Propionobatteri e Corinobatteri, direttamente correlabili alla gravità della malattia (EASI score, ADS Index). Nelle stesse aree colpite si assiste a prurito, aumento del pH cutaneo (conseguenza dell’infiammazione), alterazione della funzione barriera con la crescita dei valori TEWL e riduzione dell’idratazione cutanea, che è poi il cuore della dermatite atopica. Per concludere, in una visione olistica e non riduzionistica della patologia e della sua eziologia, conoscere il microbioma può essere un punto di partenza importante per comprendere le cause di molte patologie dermatologiche e soprattutto per intervenire quando qualche causa scatenante, esogena o endogena, modifica l’ambiente cutaneo e le condizioni di convivenza con la flora microbica che in esso vive e coopera , nella sua diversità, al fine di mantenere l’omeostasi e la salute della pelle. 

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Tag:, , Last modified: Novembre 17, 2021
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