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La dracunculiasi e il verme della Guinea

Il simbolo per eccellenza, espressione della medicina dall’alba dei tempi, è il bastone di Asclepio. Spesso lo si trova affiancato o incastonato nelle croci verdi, simbolo delle farmacie odierne, o negli stemmi degli Ordini dei Medici. Ma cosa rappresenta veramente questa effige e perché Asclepio, o per i latini Esculapio, viene spesso ritratto con un lungo bastone attorno al quale è attorcigliato un serpente? Una delle ipotesi è che la ragione potrebbe essere legata al metodo di estrazione del Dracunculus medinensis. Per chi non lo sapesse, con questo termine si identifica un parassita che ha le sembianze di un lungo verme, già citato nella Bibbia all’interno del libro dei Sumeri, e che la medicina moderna ha associato alla malattia infettiva della dracunculiasi. Si tratta di una patologia ormai quasi debellata ma che è tornata agli onori della cronaca a gennaio scorso, durante la seconda edizione della Giornata mondiale per le Malattie Tropicali Neglette, cui essa appartiene. Tra queste, alcune sono sicuramente ben note anche ai meno esperti, come la dengue, la rabbia o la leishmaniosi. La dracunculiasi, invece, è sicuramente una delle meno conosciute, specie in Occidente. Trasmessa dal verme della Guinea (o filaria di medina), un parassita che ha tormentato gli esseri umani fin dall’antichità (pare che un esemplare sia stato ritrovato, in forma calcificata, perfino all’interno di una mummia egizia) è stata molto diffusa fino agli anni ’80. Si calcola, addirittura, che all’epoca ne fossero affetti oltre 3,5 milioni di persone mentre oggi se ne contano ormai pochissimi casi in solo 4 Paesi dell’Africa Centrale: Mali, Ciad, Sud Sudan ed Etiopia. Ma come si viene infettati da questo parassita e che cosa comporta? Iniziamo col dire che il contagio avviene bevendo direttamente da uno stagno o da altre fonti infestate da minuscoli microcrostacei che si sono nutriti delle larve del verme della Guinea. Le femmine di queste ultime penetrano le pareti intestinali dei soggetti colpiti e qui trovano l’ambiente ideale per crescere, arrivando alla lunghezza, in alcuni casi, di 120 cm. Nonostante le dimensioni, però, il verme è capace di insinuarsi attraverso il tessuto connettivo, spostandosi verso gli arti inferiori dell’ospite. Giova ricordare, per prima cosa, che i sintomi iniziali si manifestano all’incirca tra i 10 e i 14 mesi dal momento in cui è avvenuta l’infestazione. Tra questi i più frequenti sono: febbre moderata, rash pruriginoso, nausea, vomito, diarrea e capogiri. Ma non solo: l’inquilino indesiderato secerne anche un acido che può causare vescicole e ulcere cutanee. Se queste ultime non vengono curate in tempo possono causare diverse manifestazioni, tra cui le più note, sono: cellulite, ascessi, tetano, sepsi e artrite settica. L’unico rimedio che permette di accelerare la guarigione consiste nell’incidere la superficie ulcerosa e arrotolare il verme intorno a un bastoncino. Tentare di rimuoverlo in modo inappropriato, infatti, può comportare che il verme si spezzi e in questi casi l’unica soluzione è l’amputazione. Durante l’estrazione, il paziente è debilitato dal dolore, specie quando essa si verifica vicino a un’articolazione, in quanto possono insorgere contratture e, finanche, disabilità permanenti. La malattia può debilitare per diverse settimane, impedendo ai bambini che la contraggono di frequentare la scuola e agli adulti di lavorare nei campi. Purtroppo però, va detto, spesso i malati nel tentativo di allievare il dolore, sono portati a bagnarsi presso le sorgenti d’acqua locali, dove il verme rilascia immediatamente migliaia di larve, perpetuando all’infinito il suo ciclo di vita. Pur non essendo mortale, la Dracunculiasi può essere una causa indiretta di morte provocata dalle setticemie conseguenti le infezioni ulcerose. Fortunatamente, il rischio di contrarla è molto basso, come ha certificato l’Organizzazione Mondiale della Sanità sostenendo che 198 nazioni sono libere dalla dracunculiasi. “Siamo prossimi all’interruzione della trasmissione nel Sud Sudan“, ha detto Makoy Samuel Yibi, responsabile del programma nazionale di eradicazione presso il ministero della sanità. Nonostante il brillante risultato ottenuto, non esistono farmaci specifici per trattarla e l’unica opzione terapeutica si riduce alla prevenzione. Proprio per questo, nei villaggi più remoti e nei sobborghi delle metropoli africane, dove il verme della Guinea è ancora presente, l’OMS ha dato vita negli ultimi decenni a capillari programmi di sensibilizzazione della popolazione. In particolare è stato introdotto l’abitudine a bere dai corsi d’acqua ricorrendo a cannucce con un filtro, che può essere realizzato anche con una semplice garza, onde impedire di ingerire il parassita bevendo. Molto importante, a fini preventivi, anche cuocere i crostacei e i pesci che provengono da corsi d’acqua sporchi o inquinati. Secondo gli esperti dell’OMS, quella del verme della Guinea si candida a diventare la prima malattia parassitaria mai eradicata e, probabilmente, la seconda malattia umana a essere eliminata nel mondo dopo il vaiolo.

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Tag:, , , Last modified: Luglio 7, 2021
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