Written by 11:24 am Dermatologia

Unghie incarnite: il metodo per curare le Onicocriptosi

del dott. Ferruccio Boffi,
Responsabile del Centro di Chirurgia dell’Unghia – Roma

 

 

L’unghia incarnita, chiamata anche col termine scientifico di “onicocriptosi”, consiste nella penetrazione dell’unghia, o meglio delle sue porzioni anteriore e laterali, all’interno del tessuto che circonda l’unghia stessa. è un’affezione tanto comune quanto fastidiosa, dolorosa e, nei casi più gravi, anche invalidante. Colpisce prevalentemente le dita dei piedi, raramente anche quelle delle mani, e soprattutto l’alluce.

A cosa è dovuta?
La causa è quasi sempre un’errato taglio dell’unghia, ovvero con gli angoli tagliati eccessivamente in profondità, con conseguente formazione di una “punta” o addirittura di uno “sperone” ungueale che, anche a causa della pressione esercitata dalla calzatura (ecco il motivo della predilezione per le unghie dei piedi, e dell’alluce in particolare), finisce per “decubitare” e quindi penetrare nella piega cutanea del margine, con conseguente infiammazione e infezione di questa, che porta alla formazione di “granulomi piogenici” (generatori di pus) i quali, permanendo una “spina irritativa” (l’unghia incarnita), non tendono mai alla guarigione, potendo giungere anche a dimensioni impressionanti. Inoltre i granulomi, a lungo andare, corrodono l’unghia, rendendo la parte incarnita estremamente fragile e soggetta a rompersi, per cui il margine incarnito si spezzetta e acquista un aspetto seghettato, che costituisce un’ulteriore stimolo alla formazione di altro tessuto granulomatoso. Anche i traumi, con conseguente rottura dell’unghia, possono essere all’origine della patologia, la cui insorgenza può essere ovviamente facilitata da situazioni anatomiche quali un’unghia molto convessa o un dito eccessivamente “carnoso”.

Come si previene?
Da quanto abbiamo detto, si deduce che è essenziale nella prevenzione dell’unghia incarnita, un corretto taglio diritto e non eccessivamente arrotondato agli angoli, che invece devono risultare sempre leggermente sporgenti, in modo da non avere ostacoli nella loro crescita. È opportuno inoltre usare calzature comode, morbide e che non “tocchino” in punta. A tale riguardo va fatta una piccola notazione a proposito delle sneackers, le scarpe da ginnastica tanto amate dai giovani: apparentemente esse sono veramente “morbide” e “comode” (almeno se di taglia giusta), ma questa loro morbidezza e comodità è legata essenzialmente all’imbottitura di gomma piuma di cui sono dotate. La gomma piuma ha però due particolarità negative: la prima è che è scarsamente traspirante, per cui facilita la macerazione della cute dei piedi e delle dita in particolare; la seconda è che, essendo elastica, essa esercita una sia pur minima, ma costante, pressione sulle dita del piede. Queste due caratteristiche favoriscono purtroppo l’incarnimento delle unghie.

Come si cura?
Anche se spesso viene affidata al podologo (che però, il più delle volte, non potendo agire sulla causa, non fa altro, purtroppo, che peggiorare la situazione), il trattamento dell’unghia incarnita è di competenza chirurgica, e prevede varie opzioni. Tra queste, la più “semplice” è l’onicectomia parziale, che consiste nell’asportazione della sola porzione incarnita dell’unghia; questa tecnica però, non facendo altro che riprodurre più prossimalmente lo sperone ungueale, è raramente risolutiva. L’onicectomia totale semplice, cioè l’asportazione di tutta la lamina ungueale con il mantenimento della matrice, anche se momentaneamente sembra risolvere la patologia, ha però una elevata percentuale di recidive al momento della ricrescita dell’unghia. L’onicectomia radicale (cioè la rimozione di unghia e matrice), anche se risolve definitivamente il problema, comporta una menomazione estetica e funzionale permanente, in quanto prevede la distruzione della matrice dell’unghia, che quindi non ricrescerà più, e pertanto deve essere riservata solo a casi estremi. Un’altrettanto permanente menomazione estetica, anche se di minore portata, (con riduzione, a volte marcata, della larghezza dell’unghia) comporta anche l’onicectomia radicale parziale, che prevede la distruzione della porzione più laterale della matrice, corrispondente alla parte incarnita. Analogo a questa, è il trattamento della matrice con acido fenolico (la cosiddetta “fenolizzazione”) o con il bisturi-laser. Sorvolo poi su alcune tecniche usate soprattutto dai podologi (come l’applicazione di “mollette” sulla superficie dell’unghia), la cui efficacia è praticamente nulla. Noi, già da diversi anni, abbiamo ideato e messo a punto una tecnica che ovvia agli inconvenienti delle metodiche su esposte, e, alla luce dei risultati ottenuti in oltre 15 anni di esperienza, risolve brillantemente – con risultati ottimi e, soprattutto, duraturi – questa fastidiosissima patologia. La tecnica, ideata da me e dalla mia equipe, è l’Onicoplastica con tutore. Questa metodologia di intervento ha il duplice vantaggio di conservare l’unghia e di consentire una guarigione definitiva. Consiste essenzialmente, dopo l’asportazione di eventuali “granulomi”, nell’inserimento di un tutore in materiale plastico, morbido e anallergico, sul bordo laterale dell’unghia; questo tutore, facendo da guida all’unghia stessa e separandola al contempo dal tessuto cutaneo circostante, ne impedisce l’incarnimento consentendone la crescita fino al bordo esterno. L’intervento, che permette anche un ottimo risultato estetico, è semplice e rapido, e viene eseguito ambulatoriamente, in anestesia locale. Dopo un iniziale periodo di riposo di circa 3-4 giorni, si può riprendere gradualmente l’attività, sottoponendosi però, per i successivi 15-20 giorni, a periodiche medicazioni, fintanto che le zone sanguinanti e infiammate non si saranno rimarginate. A questo punto la medicazione viene rimossa e si viene istruiti su come togliere e riposizionare il tutore per la pulizia quotidiana. Il tutore va poi mantenuto in sede finché l’angolo non è completamente uscito all’esterno. Con questa metodica abbiamo trattato ormai più di mille pazienti, di età compresa fra i 4 e i 78 anni, con una percentuale di successo che sfiora il 98%. è però essenziale che il paziente, o i suoi genitori, seguano scrupolosamente le indicazioni fornitegli, peraltro di semplice e facile esecuzione, e che tornino per i controlli periodici (generalmente una volta al mese) fino alla guarigione definitiva.
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Tag:, , , , , Last modified: Luglio 7, 2020
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