Crisi epilettica nei bambini - cosa fare e quando chiamare

Matilde Bellini 5 giugno 2026
Illustrazione su quando chiamare l'ambulanza per una crisi epilettica: durata, ripetitività, traumi e difficoltà respiratorie.

Indice

Quando un bambino perde improvvisamente coscienza, si irrigidisce o inizia a tremare, sapere come reagire può fare una differenza concreta. In questo articolo spiego che cosa accade durante una crisi epilettica, come riconoscere i segnali, quali manovre eseguire nei primi minuti e quando chiamare il 112 o il 118.

Le indicazioni da ricordare quando un bambino ha una crisi

  • Misura il tempo dall’inizio dei movimenti o della perdita di contatto.
  • Proteggi il bambino dagli urti e, quando possibile, sistemalo delicatamente su un fianco.
  • Non mettere nulla in bocca e non cercare di bloccare le convulsioni.
  • Chiama i soccorsi se l’episodio dura più di 5 minuti, si ripete senza recupero o è il primo della sua vita.
  • Non dare cibo, acqua o farmaci durante la perdita di coscienza, salvo un piano d’emergenza già indicato dal neurologo.

Che cosa succede e come può manifestarsi

Una crisi convulsiva nasce da un’attività elettrica improvvisa e anomala di una parte o dell’intero cervello. Non sempre si presenta con scosse violente. Il bambino può anche fissare il vuoto, smettere di rispondere, compiere movimenti ripetitivi con le mani o apparire confuso per alcuni secondi.

Il termine epilessia indica una predisposizione a crisi ricorrenti, ma un singolo episodio non significa automaticamente che il bambino abbia questa malattia. Febbre, infezioni, alterazioni della glicemia, traumi, alcuni disturbi metabolici o altre condizioni possono provocare un evento isolato che deve comunque essere valutato da un medico.

Manifestazione Come può apparire
Tonico-clonica Perdita di coscienza, irrigidimento e successive scosse ritmiche di braccia e gambe.
Focale Movimenti o sensazioni insolite limitati a una parte del corpo, talvolta con coscienza conservata.
Assenza Breve interruzione del contatto, con sguardo fisso e ripresa rapida delle attività.
Atipica o poco evidente Improvvisa perdita di tono, smorfie, ammiccamenti, automatismi o comportamento insolito.

Per me il punto più importante è non lasciarsi guidare dall’aspetto spettacolare dell’episodio. Anche una crisi silenziosa merita attenzione se è nuova, si ripete o lascia il bambino molto sonnolento e disorientato.

Bambino con un'espressione confusa, sdraiato con le braccia aperte, circondato da linee curve che suggeriscono un movimento o un disturbo, come durante una crisi epilettica.

Cosa fare nei primi minuti

La prima cosa da fare è restare accanto al bambino e osservare. Allontana mobili, giochi duri e oggetti appuntiti; se è a letto, rimuovi cuscini o elementi che potrebbero ostacolare la respirazione. Non cercare di tenergli ferme braccia e gambe, perché potresti causare lesioni.

  1. Guarda l’orologio e misura la durata dell’episodio.
  2. Proteggi la testa con qualcosa di morbido, senza sollevare il bambino.
  3. Allenta gli indumenti stretti, soprattutto intorno al collo.
  4. Ruota delicatamente il bambino su un fianco quando è possibile farlo senza forzare i movimenti.
  5. Controlla il respiro quando le scosse diminuiscono o terminano.
  6. Rassicuralo al risveglio, parlando lentamente e senza circondarlo di troppe persone.

Non infilare dita, cucchiai, fazzoletti o altri oggetti nella bocca. Il bambino non può “ingoiare la lingua”, mentre un oggetto può spezzarsi, essere aspirato o provocare una ferita. Durante l’episodio evita anche acqua, cibo e farmaci per bocca, perché la deglutizione potrebbe non essere sicura.

Se il bambino ha già una diagnosi e il neurologo ha prescritto un farmaco di salvataggio, va utilizzato soltanto secondo il piano scritto e le istruzioni ricevute. Non somministrare mai un medicinale trovato in casa o appartenente a un’altra persona.

Quando bisogna chiamare subito il 112 o il 118

Chiama immediatamente i soccorsi se i movimenti durano più di 5 minuti. La stessa urgenza vale quando le crisi si susseguono senza che il bambino torni cosciente o riconosca chi gli sta vicino: può trattarsi di uno stato epilettico, una situazione che richiede trattamento rapido.

  • È il primo episodio nella vita del bambino.
  • Il bambino non riprende a respirare normalmente o resta cianotico.
  • La crisi è avvenuta in acqua, dopo una caduta o un trauma alla testa.
  • Ci sono segni di soffocamento, ferite importanti o possibile avvelenamento.
  • Il bambino ha diabete, una grave malattia conosciuta o febbre associata a rigidità del collo, forte sonnolenza o difficoltà respiratoria.
  • L’episodio è molto diverso dal solito o il recupero appare insolitamente lento.

In Italia il numero da utilizzare dipende dall’organizzazione locale del servizio, quindi può essere il 112 o il 118. Durante la chiamata riferisci età del bambino, durata, tipo di movimenti, presenza di febbre, traumi e stato della respirazione. Segui le istruzioni dell’operatore e mantieni libera la linea.

Se al termine dell’episodio il bambino non respira normalmente, chiama i soccorsi e inizia la rianimazione solo seguendo le indicazioni dell’operatore o la formazione ricevuta. Durante le convulsioni non praticare respirazione bocca a bocca e non tentare manovre per aprire la bocca.

Febbre, epilessia e altre possibili cause

Nei bambini tra 6 mesi e 5 anni possono comparire convulsioni febbrili, spesso durante un rapido aumento della temperatura. Le forme semplici sono generalmente brevi, generalizzate e non si ripetono nelle 24 ore, ma il primo episodio deve essere valutato dal pediatra o dal pronto soccorso per capire da dove proviene la febbre.

Un antipiretico può aiutare il bambino a stare meglio, ma non è una garanzia contro una nuova convulsione. Per questo non bisogna perdere tempo cercando di abbassare la temperatura durante i movimenti: la priorità resta proteggere il bambino e misurare la durata.

Altre cause possono comprendere infezioni, alterazioni degli zuccheri o degli elettroliti, trauma cranico, mancanza di sonno, sospensione improvvisa di farmaci antiepilettici e, più raramente, problemi neurologici. Non è possibile stabilire l’origine osservando soltanto le scosse, ed è un errore attribuire automaticamente ogni episodio alla febbre.

Le convulsioni febbrili semplici non equivalgono all’epilessia e, nella maggior parte dei casi, non lasciano conseguenze neurologiche. La situazione cambia se durano a lungo, interessano una sola parte del corpo, si ripetono nella stessa giornata o il bambino presenta già problemi dello sviluppo o del sistema nervoso.

Come si arriva alla diagnosi

Dopo il primo evento, il pediatra o il neurologo pediatrico ricostruisce con precisione ciò che è accaduto. Sono utili l’età, la febbre, il sonno delle notti precedenti, eventuali farmaci, infezioni, traumi e la descrizione dell’episodio.

Se è sicuro farlo, un breve video può aiutare lo specialista a riconoscere il tipo di crisi. È ancora più utile annotare ora d’inizio, durata, lato del corpo coinvolto, colore della pelle e tempo di recupero. Non filmare però mettendo a rischio il bambino o ritardando la chiamata ai soccorsi.

Gli esami dipendono dal caso. Possono essere richiesti un elettroencefalogramma, che registra l’attività elettrica cerebrale, esami del sangue o immagini del cervello. Un EEG normale non esclude da solo l’epilessia, così come un episodio isolato non basta per prescrivere automaticamente una terapia continuativa.

Quando viene confermata una predisposizione alle crisi, il medico sceglie il trattamento in base al tipo di episodio, all’età, al peso, alla frequenza e alla causa. Il farmaco deve essere assunto con regolarità e non va sospeso autonomamente, anche se il bambino sembra stare bene.

Come prepararsi dopo un primo episodio

Una preparazione semplice riduce molto il panico. Io consiglio di concordare con il pediatra un piccolo piano d’azione scritto che indichi cosa osservare, quando chiamare il 112 o il 118, quale farmaco usare se prescritto e chi deve essere informato a scuola o all’asilo.

  • Conserva in un posto accessibile i numeri del pediatra e dei familiari.
  • Insegna a nonni, babysitter e insegnanti le manovre corrette.
  • Annota ogni episodio su un diario, includendo durata e recupero.
  • Controlla con il medico che il dosaggio dei farmaci sia aggiornato al peso.
  • Presta attenzione a sonno insufficiente, dosi dimenticate e malattie intercorrenti.

La sicurezza quotidiana non significa impedire al bambino di giocare o vivere normalmente. Significa valutare con il neurologo attività come bagno in vasca, nuoto, bicicletta e arrampicata, usando supervisione e protezioni adeguate quando servono.

La cosa più utile da ricordare davanti alle convulsioni

Durante un episodio non servono gesti improvvisati, ma tempo, protezione e osservazione. Metti il bambino al sicuro, non ostacolare i movimenti, non introdurre nulla nella bocca e chiedi aiuto se la crisi supera 5 minuti o presenta segnali d’allarme.

Una crisi può spaventare tutta la famiglia, ma un piano condiviso con il pediatra rende più facile agire con lucidità. Dopo il primo episodio o davanti a qualsiasi dubbio, è prudente richiedere una valutazione medica, senza tentare diagnosi o terapie fai da te.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Misura la durata, allontana gli oggetti pericolosi, proteggi la testa con qualcosa di morbido e allenta gli indumenti stretti. Quando possibile, ruota delicatamente il bambino su un fianco e controlla il respiro dopo la fine delle scosse. Non bloccare i movimenti e non mettere nulla in bocca.

Chiama subito se la crisi dura più di 5 minuti, se si ripete senza recupero della coscienza o se è il primo episodio. I soccorsi sono necessari anche in caso di difficoltà respiratoria, cianosi, trauma, crisi avvenuta in acqua, possibile avvelenamento o recupero insolitamente lento.

No. Un singolo episodio non significa automaticamente epilessia e le convulsioni febbrili semplici, tipiche tra 6 mesi e 5 anni, sono generalmente brevi, generalizzate e non si ripetono nelle 24 ore. Il primo episodio deve comunque essere valutato dal pediatra o dal pronto soccorso.

No, perché durante la perdita di coscienza la deglutizione potrebbe non essere sicura. Un farmaco di salvataggio va usato solo se prescritto dal neurologo e secondo un piano scritto. Non somministrare medicinali trovati in casa o appartenenti a un’altra persona.

Annota ora d’inizio, durata, movimenti, lato del corpo coinvolto, colore della pelle, presenza di febbre, traumi e tempo di recupero. Se è sicuro farlo, un breve video può aiutare lo specialista, senza mettere a rischio il bambino né ritardare la chiamata ai soccorsi.

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Autor Matilde Bellini
Matilde Bellini
Mi chiamo Matilde Bellini e da 13 anni mi dedico con passione e cura ad approfondire tutto ciò che riguarda la salute, il benessere e lo sviluppo dei bambini. La mia curiosità per questo mondo è nata da un desiderio profondo di comprendere e poter spiegare in modo chiaro e accessibile le sfide e le gioie che accompagnano la crescita di un bambino. Sul sito lapellebaby.it, mi impegno a selezionare e verificare le informazioni, confrontando diverse fonti per offrire contenuti sempre accurati e aggiornati, cercando di semplificare argomenti complessi e di fornire spunti utili ai genitori. Il mio obiettivo è aiutarvi a navigare con maggiore consapevolezza questo viaggio meraviglioso, offrendo conoscenze solide e pratiche, sempre con un occhio attento alle novità del settore.

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Commenti

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IL

Ilenia

Articolo utile.

Matilde Bellini
Matilde BelliniAutore

Grazie! 😊

DA

Daniele88

L'articolo fornisce un'analisi dettagliata delle crisi epilettiche nei bambini, ma ho una domanda riguardo alla specificità dei protocolli di intervento. Si menziona l'importanza di chiamare i servizi di emergenza e di osservare attentamente il bambino, ma mi chiedo se esistano delle linee guida più precise per distinguere tra una crisi che richiede un intervento medico immediato e una che può essere gestita con un monitoraggio più passivo, soprattutto se il bambino ha già una diagnosi nota di epilessia e un piano di gestione. In particolare, sarebbe utile conoscere quali sono i parametri oggettivi, oltre alla durata della crisi, che dovrebbero allertare i genitori o i tutori. Ad esempio, la presenza di cianosi, la difficoltà respiratoria o un particolare tipo di movimento involontario potrebbero essere indicatori più specifici? E come si differenzia la gestione di una prima crisi da quella di crisi ricorrenti?

Matilde Bellini
Matilde BelliniAutore

Grazie mille per il commento e le domande pertinenti! Hai colto un punto cruciale, e hai ragione, la specificità dei protocolli è fondamentale. Cercherò di approfondire questo aspetto in un prossimo articolo, magari con l'aiuto di un pediatra esperto in neurologia.