La valigia è pronta, ogni contrazione fa alzare le antenne e la domanda arriva spontanea: il bambino può nascere già adesso? A 38 settimane di gravidanza la gestazione è a termine e il parto può iniziare in qualsiasi momento, ma non tutti i segnali hanno lo stesso significato. Qui chiarisco cosa succede a mamma e bambino, come distinguere il travaglio dai falsi allarmi, quali controlli aspettarsi e quando contattare subito il punto nascita.
Le informazioni essenziali per affrontare serenamente questi ultimi giorni
- Gravidanza a termine significa che il parto può avvenire senza essere considerato prematuro.
- Il bambino dovrebbe continuare a muoversi con il suo solito ritmo, anche se le sensazioni possono cambiare.
- Le contrazioni del travaglio diventano in genere regolari, più intense e ravvicinate.
- Perdita delle acque, sanguinamento, dolore intenso o riduzione dei movimenti richiedono un contatto immediato con il punto nascita.
- È il momento giusto per completare borsa, documenti e piano pratico per il parto.

La trentottesima settimana è già a termine
Il Ministero della Salute considera a termine una gravidanza il cui parto avviene tra la 37ª e la 41ª settimana. Questo non significa che il bambino debba nascere subito: la data presunta del parto è una stima e molte nascite avvengono prima o dopo quel giorno.
In questa fase il corpo può mandare segnali contraddittori. Il respiro talvolta diventa più libero perché il bambino scende verso il bacino, mentre aumentano peso pelvico, bisogno di urinare e stanchezza. Possono comparire anche mal di schiena, crampi simili a quelli mestruali, bruciore di stomaco e gonfiore alle gambe.
Come cresce il bambino
Il feto misura in media circa 50 centimetri, ma peso e lunghezza cambiano molto da una gravidanza all’altra. L’apparato circolatorio e quello muscoloscheletrico sono ormai ben sviluppati, mentre cervello, sistema nervoso e polmoni continuano a perfezionarsi anche nelle ultime settimane.
La posizione più comune è quella cefalica, con la testa rivolta verso il basso, ma non tutte le situazioni sono uguali. Se il bambino è podalico o trasverso, il ginecologo valuterà con la donna le possibilità disponibili, compreso il taglio cesareo programmato quando indicato.
I movimenti non devono sparire
Lo spazio è più limitato, quindi i movimenti possono sembrare meno ampi, ma il bambino dovrebbe mantenere il proprio schema abituale di attività. Non esiste un numero universale di calci valido per tutte: conta soprattutto riconoscere un cambiamento rispetto ai giorni precedenti.
Le linee guida aggiornate dell’Istituto Superiore di Sanità invitano a chiedere una valutazione clinica tempestiva in caso di riduzione o assenza dei movimenti. Non aspettare il giorno dopo e non affidarti a bevande zuccherate o a tentativi domestici per “stimolare” il bambino.
Il travaglio può iniziare con segnali molto diversi
La perdita del tappo mucoso, da sola, non permette di prevedere quando nascerà il bambino. Può verificarsi poche ore prima del travaglio, ma anche diversi giorni prima. Il muco può essere trasparente, rosato o leggermente striato di sangue.
Più indicativi sono la rottura delle membrane e le contrazioni che diventano progressive. Le acque possono uscire con un getto evidente oppure con una perdita lenta e continua, difficile da distinguere dalle normali secrezioni o dall’urina.
| Segnale | Come si presenta di solito | Cosa fare |
|---|---|---|
| Contrazioni preparatorie | Irregolari, non aumentano con costanza e talvolta diminuiscono riposando o cambiando posizione. | Idratarsi, riposare e osservare l’evoluzione seguendo le indicazioni ricevute. |
| Contrazioni del travaglio | Diventano più lunghe, intense e ravvicinate. Spesso partono dalla schiena e si spostano verso l’addome. | Misurare la distanza tra le contrazioni e contattare il punto nascita secondo il protocollo locale. |
| Perdita delle acque | Liquido generalmente chiaro o appena rosato, con perdita continua o improvvisa. | Usare un assorbente, annotare l’orario e chiamare il punto nascita, anche senza contrazioni. |
Una regola spesso utilizzata per il primo parto è contattare il reparto quando le contrazioni arrivano circa ogni 5 minuti e sono regolari, ma le istruzioni possono cambiare in base alla distanza dall’ospedale, alla storia ostetrica e al fatto di aver già partorito. In caso di dubbio, telefonare è la scelta più semplice e sicura.
Gli ultimi controlli aiutano a decidere senza improvvisare
Alla visita di questo periodo l’ostetrica o il ginecologo possono controllare pressione arteriosa, urine, crescita dell’utero, posizione del bambino e movimenti fetali. Il monitoraggio cardiotocografico o l’ecografia non sono automaticamente necessari per tutte le gravidanze fisiologiche, ma vengono richiesti quando la situazione clinica lo suggerisce o secondo il protocollo del punto nascita.
In Italia lo screening per lo streptococco di gruppo B viene generalmente proposto tra 36+0 e 37+6 settimane con tampone vaginale e rettale. Se il risultato è positivo, durante il travaglio può essere somministrata una profilassi antibiotica per ridurre il rischio di infezione neonatale. Se il tampone non è stato eseguito, è importante comunicarlo al personale quando si arriva in ospedale.
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Cosa mettere nella borsa
Io consiglio di preparare una borsa essenziale, senza riempirla di oggetti che probabilmente resteranno inutilizzati. Servono documento d’identità, tessera sanitaria, cartella della gravidanza, referti recenti, farmaci abituali segnalati al medico, abiti comodi e il necessario per il neonato.
- camicia da notte o pigiama aperto davanti;
- assorbenti post parto e biancheria comoda;
- ciabatte, caricabatterie e una bottiglia d’acqua;
- body, tutine e cappellino per il bambino;
- ovetto omologato già installato in auto.
Un piano del parto può aiutare a comunicare preferenze su movimento, posizione, analgesia, contatto pelle a pelle e alimentazione del neonato. Deve restare flessibile, perché eventuali complicazioni possono richiedere decisioni diverse per proteggere mamma e bambino.
Quando è meglio non aspettare a casa
Alcuni sintomi non vanno osservati fino al mattino. A 38 settimane è opportuno contattare subito il punto nascita in presenza di movimenti ridotti o assenti, perdita delle acque, sanguinamento vaginale, dolore addominale forte e continuo o contrazioni molto ravvicinate.
- Liquido amniotico verde, marrone, maleodorante o accompagnato da sangue.
- Sanguinamento rosso vivo simile o superiore a una mestruazione.
- Mal di testa intenso, disturbi della vista, dolore sotto le costole o gonfiore improvviso di viso e mani.
- Febbre, difficoltà respiratoria, svenimento o dolore toracico.
- Una sensazione netta che qualcosa non vada, anche se non si riesce a descriverla con precisione.
In caso di emergenza grave si può chiamare il 112. Per gli altri segnali, il riferimento principale resta il reparto maternità scelto, perché conosce la storia clinica e può indicare se recarsi subito in ospedale o attendere controllando l’evoluzione.
Gli ultimi giorni si affrontano meglio con un piano semplice
Essere a termine non obbliga a riconoscere ogni sintomo né a prevedere il giorno del parto. La priorità è continuare a percepire i movimenti abituali, seguire i controlli concordati e sapere esattamente quale numero chiamare, dove andare e chi accompagnerà la futura mamma.
Riposo, pasti leggeri, passeggiate tranquille se gradite e idratazione possono rendere più sopportabili questi giorni. Eviterei invece rimedi fai da te per avviare il travaglio: la loro efficacia non è garantita e alcune pratiche possono essere rischiose. Se qualcosa cambia o preoccupa, una telefonata in più al personale sanitario è sempre preferibile all’attesa.
Queste indicazioni riguardano una gravidanza senza complicazioni e non sostituiscono il parere dell’ostetrica o del ginecologo. In presenza di diabete, ipertensione, gravidanza gemellare, precedenti cesarei o altre condizioni particolari, il percorso può essere diverso e va seguito secondo il piano individuale.
