A cinque mesi molti genitori attendono con emozione quel primo “mamma” o “papà”, ma a questa età il linguaggio è ancora soprattutto fatto di vocalizzi, sorrisi e scambi di suoni. In questo articolo chiarisco quali espressioni sono realistiche, come distinguere la lallazione da una parola vera e quali semplici attività possono sostenere lo sviluppo comunicativo senza mettere pressione al bambino.
A cinque mesi il linguaggio cresce attraverso lo scambio quotidiano
- Le parole con significato non sono ancora attese nella maggior parte dei bambini.
- È normale sentire vocali, gridolini, risate, pernacchie e primi suoni simili a “ba”, “ma” o “pa”.
- “Mamma” e “papà” pronunciati a questa età sono di solito lallazione, non parole intenzionali.
- Parlare faccia a faccia, imitare i suoni e leggere brevi libri favorisce l’apprendimento della comunicazione.
- La mancanza di una parola a cinque mesi non indica un ritardo, mentre meritano attenzione eventuali difficoltà nell’udito o la perdita di abilità già acquisite.

A cinque mesi non ci si aspetta ancora una parola vera
Quando si parla delle prime parole di un neonato a 5 mesi, il punto più importante è questo: la maggior parte dei bambini non pronuncia ancora parole con un significato stabile. In questa fase sta imparando a controllare voce, labbra, lingua e respiro, oltre a scoprire che i suoi suoni provocano una risposta negli adulti.
Può quindi emettere “aaa”, “uuu”, “eh”, strilli acuti, risate e rumori prodotti con la lingua. Alcuni bambini iniziano anche a ripetere suoni simili a “ba-ba”, “ma-ma” o “pa-pa”. Se però il bambino non usa quel suono per chiamare una persona o per ottenere qualcosa in modo coerente, si tratta quasi certamente di sperimentazione vocale.
La differenza tra vocalizzo, lallazione e parola
| Espressione | Cosa significa | Cosa è realistico a 5 mesi |
|---|---|---|
| Vocalizzo | Suono prevalentemente vocalico, spesso accompagnato da sorriso o eccitazione. | Molto comune. |
| Lallazione | Ripetizione o combinazione di sillabe come “ba-ba” o “ma-ma”. | Può comparire, con tempi diversi. |
| Prima parola | Suono usato in modo intenzionale e ripetuto con un significato riconoscibile. | Non è ancora generalmente attesa. |
Io consiglio di non trasformare ogni “mama” in un traguardo da annotare sul calendario. Il significato conta più della somiglianza del suono: una parola compare davvero quando il bambino la usa in una situazione precisa e con una certa intenzione comunicativa.
Quali suoni possono comparire per primi
A cinque mesi il bambino può iniziare a giocare con il volume e con il tono della voce. Può passare da un gorgheggio tranquillo a un grido di gioia, imitare una parte del suono prodotto dall’adulto o interrompersi per ascoltare la risposta. Questi piccoli turni sono già una forma di “conversazione” preverbale.
I suoni più frequenti
- Vocali lunghe, come “aaa”, “ooo” o “uuu”, spesso ripetute durante il gioco.
- Consonanti semplici, soprattutto “m”, “b” e “p”, perché sono relativamente facili da produrre con le labbra.
- Sillabe ripetute, come “ba-ba” o “ma-ma”, che possono diventare più frequenti nei mesi successivi.
- Gridolini e pernacchie, utili per esplorare il funzionamento della bocca e della voce.
- Risate e suoni di protesta, che mostrano come il bambino usa la voce anche per esprimere emozioni.
Non esiste un ordine obbligatorio. Un bambino può produrre molte sillabe e un altro preferire vocalizzi e risate. Anche la lingua ascoltata in famiglia, il temperamento, l’udito e la possibilità di interagire spesso con gli adulti influenzano il modo in cui questi suoni emergono.
Le prime sillabe non devono essere perfette e non devono assomigliare all’italiano adulto. La ripetizione è più importante della pronuncia. Anche un suono che ai genitori sembra buffo o incomprensibile può rappresentare un passaggio utile verso la lallazione più strutturata.
Come stimolare il linguaggio senza forzarlo
Non servono esercizi complessi, schede o applicazioni. Io punterei su brevi momenti ripetuti durante la giornata, perché la relazione diretta è lo stimolo più efficace per un bambino così piccolo.
Parlare guardandosi negli occhi
Avvicinati al viso del bambino, parla lentamente e lascia qualche secondo di pausa. Se emette un suono, rispondi come se fosse il suo turno di parola. Questo insegna, in modo naturale, il principio dello scambio comunicativo.
Imitare e ampliare
Se il bambino dice “ba”, puoi ripetere “ba-ba” e aggiungere una parola semplice come “bacio”, “bambola” o “biberon”. Non serve correggerlo: l’obiettivo è fargli sentire che il suo tentativo è stato ascoltato e può diventare parte di un dialogo.
Nominare ciò che accade
Durante il cambio, il pasto o una passeggiata puoi usare frasi brevi come “ora mettiamo la maglia”, “ecco la luce” oppure “senti il cane”. Le parole legate a un’esperienza concreta sono più facili da associare a persone, oggetti e azioni.
Leggere anche se non comprende ancora la storia
Un libro con immagini grandi e poche parole è sufficiente. Mostra una figura, nominala e osserva la reazione del bambino. A questa età leggere significa soprattutto allenare attenzione condivisa, ascolto e turnazione, non verificare se sa riconoscere i personaggi.
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Limitare il rumore di fondo
Televisione e video accesi in sottofondo rendono più difficile ascoltare la voce umana e seguire il volto di chi parla. Preferisco suggerire pochi minuti di gioco calmo e concentrato piuttosto che molte ore di stimoli indistinti. La qualità dell’interazione conta più della quantità di attività.
Quando è meglio parlarne con il pediatra
L’assenza di parole a cinque mesi non è, da sola, un campanello d’allarme. Ciò che osservo con maggiore attenzione è la presenza di segnali comunicativi complessivi, come reagire alla voce, orientarsi verso un suono, sorridere, stabilire un contatto visivo e produrre qualche vocalizzo.
È utile confrontarsi con il pediatra se il bambino non reagisce ai rumori forti o alla voce, non sembra interessato ai suoni, non vocalizza mai oppure perde un’abilità che aveva già acquisito. In alcuni casi il controllo dell’udito è il primo passo per capire meglio la situazione.
Un bambino nato prematuro può avere tempi diversi. Per valutare le tappe dello sviluppo si considera spesso l’età corretta, soprattutto nei primi due anni, sottraendo dall’età anagrafica le settimane mancanti al termine della gravidanza. Il pediatra può applicare questo criterio in modo personalizzato.
Non confronterei il bambino con fratelli, cugini o coetanei. Le tappe indicano tendenze generali, non scadenze rigide. Un neonato molto “silenzioso” ma attento, reattivo e capace di comunicare con sguardo, sorriso e gesti può sviluppare il linguaggio normalmente.
Il segnale più importante non è la parola ma lo scambio
A cinque mesi il traguardo non è pronunciare “mamma” in modo impeccabile. È più significativo vedere il bambino ascoltare, rispondere, imitare e cercare il contatto attraverso suoni, sguardi e movimenti.
Per accompagnarlo basta parlare spesso, aspettare la sua risposta, dare un nome alle esperienze quotidiane e leggere insieme senza trasformare il gioco in una verifica. Le prime parole arriveranno più avanti, ma il loro terreno nasce proprio da questi piccoli dialoghi ripetuti ogni giorno.
