Quando un tampone risulta positivo, è facile temere un’infezione pericolosa o pensare che il parto debba cambiare programma. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di una colonizzazione da Streptococcus agalactiae, spesso senza sintomi, che richiede soprattutto una corretta gestione durante il travaglio. Qui chiarisco quando si fa il test, cosa significa il risultato e come si riduce il rischio per il neonato.
Le informazioni da tenere a mente prima del parto
- Il batterio più rilevante è lo streptococco beta-emolitico di gruppo B, detto anche GBS.
- Il tampone vagino-rettale si esegue di solito tra la 36ª e la 37ª settimana.
- Un risultato positivo indica spesso colonizzazione, non una malattia della madre.
- La protezione principale consiste nell’antibiotico endovenoso durante il travaglio o dopo la rottura delle membrane.
- Febbre, difficoltà respiratoria o scarso interesse per la poppata nel neonato richiedono valutazione immediata.
Di quale streptococco si parla davvero
Con l’espressione streptococco in gravidanza si indica quasi sempre lo Streptococcus agalactiae, conosciuto come streptococco beta-emolitico di gruppo B o GBS. Il batterio può vivere nell’intestino e raggiungere la vagina senza provocare disturbi. In Italia la colonizzazione interessa indicativamente il 10-30% delle donne.
Essere positive non significa avere una scarsa igiene, aver contratto necessariamente un’infezione sessualmente trasmessa o aver fatto qualcosa di sbagliato. La presenza può essere transitoria e intermittente, quindi un tampone negativo in una gravidanza non garantisce lo stesso risultato in quella successiva.
Non tutti gli streptococchi, però, sono la stessa cosa. Lo streptococco di gruppo A, per esempio, è associato soprattutto a faringite e scarlattina, mentre il GBS è quello che interessa maggiormente la prevenzione delle infezioni neonatali durante il parto. Se il referto parla genericamente di “streptococco”, il primo passo è verificare con il ginecologo quale specie è stata identificata e da quale campione.

Come e quando si fa il tampone vagino-rettale
Il test viene normalmente eseguito tra la 36ª e la 37ª settimana di gestazione, in modo che il risultato sia il più vicino possibile al parto. Farlo troppo presto può essere poco utile perché la colonizzazione può cambiare nel giro di alcune settimane.
L’ostetrica, il ginecologo o il laboratorio raccolgono il materiale con un tampone simile a un cotton fioc. Il campione passa nella parte bassa della vagina e poi nella zona rettale, senza entrare nel collo dell’utero e di solito senza speculum. La procedura dura pochi secondi e può dare un lieve fastidio, ma non dovrebbe essere dolorosa.
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Quando il batterio compare nelle urine
Se il GBS viene trovato nell’urinocoltura durante la gravidanza, il dato va comunicato subito al professionista che segue la gestazione. A seconda della quantità e dei sintomi, può essere necessario trattare l’infezione urinaria già in gravidanza; inoltre, questa informazione viene considerata per la profilassi antibiotica durante il parto.
La batteriuria non va confusa con la semplice positività del tampone vaginale. Sono campioni diversi e possono richiedere decisioni differenti. Bruciore urinario, febbre, dolore ai fianchi o malessere generale meritano un contatto medico senza aspettare il controllo successivo.
Un esito positivo non equivale a una malattia
Il risultato positivo descrive soprattutto la presenza del batterio sulle mucose. Nella maggior parte dei casi la madre è asintomatica e non corre un rischio particolare per il solo fatto di essere portatrice. Il problema principale riguarda il possibile passaggio del batterio al neonato durante il transito nel canale del parto.
Per questo motivo, in genere non si cerca di eliminare il GBS con antibiotici orali settimane prima della nascita. Il batterio può ricomparire e questa strategia non protegge in modo affidabile il bambino. Anche lavande vaginali, disinfettanti locali, probiotici o rimedi casalinghi non sostituiscono il tampone e la profilassi indicata.
Un tampone positivo associato a perdite anomale, prurito, dolore pelvico, febbre o contrazioni non va interpretato da solo. Questi sintomi possono avere altre cause e richiedono una valutazione clinica, perché il referto microbiologico non dice sempre quanto sia importante la presenza del batterio in quel momento.
Come si protegge il bambino durante il travaglio
Quando la colonizzazione è nota, la misura più efficace è la somministrazione di un antibiotico per via endovenosa durante il travaglio o dopo la rottura delle membrane. La scelta dipende dal protocollo della struttura e dalla presenza di eventuali allergie, ma penicillina o ampicillina sono tra i farmaci comunemente utilizzati.
Idealmente la profilassi inizia con sufficiente anticipo rispetto alla nascita, spesso considerando adeguate circa 4 ore di trattamento. Tuttavia, il parto non viene ritardato per aspettare il completamento delle ore previste. Se il travaglio è rapido, l’antibiotico viene comunque iniziato appena possibile.
| Situazione | Gestione generalmente prevista |
|---|---|
| Tampone vagino-rettale positivo | Antibiotico endovenoso durante il travaglio o dopo la rottura delle membrane. |
| GBS trovato nelle urine | Eventuale trattamento dell’infezione urinaria e profilassi durante il parto. |
| Precedente neonato con infezione invasiva da GBS | Il dato va segnalato e può indicare la profilassi intrapartum anche senza attendere un nuovo tampone. |
| Risultato sconosciuto | Il team valuta fattori come parto prima della 37ª settimana, febbre materna o rottura delle membrane da almeno 18 ore. |
| Cesareo programmato prima del travaglio con membrane integre | Di norma non serve la profilassi specifica contro il GBS, mentre resta la normale profilassi prevista per il cesareo. |
Un’allergia alla penicillina non significa che la prevenzione sia impossibile. È importante riferire se in passato si sono verificati solo disturbi lievi o una vera reazione allergica, come difficoltà respiratoria o shock. In base al rischio e alla sensibilità del batterio, il medico sceglierà un’alternativa compatibile.
Cosa osservare nel neonato e quali informazioni preparare
La maggior parte dei bambini nati da madri positive sta bene. Dopo la nascita, però, il personale può programmare un’osservazione più attenta, soprattutto se la profilassi è stata iniziata tardi, il parto è stato prematuro o le membrane sono rimaste rotte a lungo. Non è automatico che il neonato debba essere separato dalla madre o ricoverato in terapia intensiva.
Le infezioni da GBS a esordio precoce compaiono soprattutto nelle prime 24 ore, anche se il periodo di attenzione comprende la prima settimana. Segnali come respiro affannoso, gemiti, colorito bluastro o molto pallido, temperatura instabile, sonnolenza insolita, irritabilità marcata o difficoltà ad alimentarsi devono essere valutati rapidamente dal pediatra.
Per rendere più semplice la gestione in sala parto, porterei con me il referto del tampone, la data dell’esame, l’eventuale urinocoltura positiva e l’elenco delle allergie. Se iniziano le contrazioni, si rompono le acque o compare febbre, è utile contattare subito il punto nascita e comunicare la positività, senza aspettare di arrivare alla visita programmata.
Il dato più importante da portare con sé
Un tampone positivo non descrive una gravidanza malata e non predice da solo complicazioni. Indica soprattutto che il team deve conoscere il risultato e organizzare, quando indicato, una profilassi durante il travaglio.
La strategia funziona meglio quando il referto viene consegnato alla struttura, le allergie sono state chiarite e i sintomi vengono segnalati senza ritardi. Per ogni decisione personale, soprattutto in caso di parto prematuro, rottura delle membrane o febbre, il riferimento resta il ginecologo, l’ostetrica e il pediatra che seguono mamma e bambino.
