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Dubbi e timori dei genitori condivisi dal pediatra

Psicologia

Non si può negare che la terapia cortisonica topica sia fondamentale per la cura di molte malattie dermatologiche pediatriche. Eppure è opinione diffusa che i pediatri italiani non amino ricorrere ai cortisonici topici. Come motivazione vengono addotte diverse ragioni, sulla cui validità si riscontrano pareri diversi nella comunità scientifica. Gli effetti indesiderati attribuibili ai cortisonici sono ormai generalmente noti anche ai non addetti ai lavori: a partire dalla possibilità che essi inducano atrofia e assottigliamento della cute, fino al più raro rischio di ritardo della crescita e dello sviluppo. C’è però chi avanza il dubbio che a determinare l’atteggiamento degli specialisti ci sia soprattutto la consapevolezza che molti genitori mostrano una forte preoccupazione nei riguardi di questa categoria di farmaci, e quindi i pediatri tenderebbero a evitare un estenuante, quanto fastidioso, braccio di ferro quando la patologia può essere affrontata con presidi farmaceutici e cosmetici alternativi e meglio accettati. Secondo un articolo pubblicato da Ruggiero G, et al. (Atopic dermatitis (AD) management in an Italian pediatric clinic. G Ital Dermatol Venereol. 2012 Feb;147(1):71-81) anche i pediatri di famiglia non si sottrarrebbero a questi timori, tant’è che solo il 36,5% di loro prescrive un cortisonico topico per un periodo che supera le raccomandazioni contenute le linee guida e position paper elaborate a livello nazionale e internazionale per la risoluzione dei sintomi iniziali e principali della Dermatite Atopica. Secondo la maggior parte delle Associazioni e Società Scientifiche dermatologiche, infatti, i cortisonici topici vanno considerati come il primo rimedio farmacologico da impiegarsi nella terapia delle fasi acute di questa dermatite, in particolare per l’effetto antinfiammatorio, spesso associato a prodotti emollienti, al fine di mantenere un scorad tra 15 e 20. (Ring J et al . Guidelines for treatment of atopic eczema part I J Eur Acad Dermatol Venereol.2012 Aug; European Dermatology Forum (EDF); European Academy of Dermatology and Venereology (EADV); European Federation of Allergy (EFA); European Task Force on Atopic Dermatitis (ETFAD); European Society of Pediatric Dermatology (ESPD); Global Allergy and Asthma European Network (GA-2LEN;). Dato per assodato che il primo approccio terapeutico consiste nell’applicazione di creme cortisoniche sulla cute affetta dalla malattia, nei casi più gravi è quasi impossibile rinunciare al cortisone per bocca per la sua capacità di agire rapidamente e in maniera efficace. Probabilmente, è questa prescrizione sistemica che maggiormente provoca i ricordati timori, più o meno concreti, rispetto all’intera famiglia dei corticosteroidi. Da questa considerazione nasce l’esigenza che le famiglie vengano informate dal pediatra che si tratta di una terapia che sarà somministrata solo in cicli e per brevi periodi. La stessa raccomandazione vale nel caso si decida di ricorrere a farmaci sistemici ad azione immunomodulatrice, oppure a principi attivi alternativi al cortisone, quali tacrolimus e pimecrolimus, antistaminici per ridurre il prurito, antibiotici o antimicotici quando è presente una sovra infezione. L’alleanza terapeutica con i genitori è, di fatto, fondamentale. Sono infatti loro le persone che oggi tendono ad assumere un ruolo fondamentale nel garantire la compliance rispetto la prescrizione medica. Necessario quindi istruirli sul fatto che i cortisonici topici vanno applicati dopo aver ben detersa e idratata la pelle; le terapie topiche o sistemiche, non vanno mai interrotte in maniera improvvisa e netta per non scatenare importanti effetti collaterali; il dosaggio dei corticosteroidi va ridotto in maniera graduale in base alle indicazioni del medico curante. In conclusione, se il pediatra non ha dubbi su come affrontare l’insorgere della Dermatite Atopica con formulazioni contenenti cortisone, resta ancora dibattuto, invece, quale sia l’indicatore scelto per valutare la risposta al trattamento e per definire il momento in cui bisogna iniziare a ridurre, o interrompere, il trattamento cortisonico. Molti esperti suggeriscono che il prurito vada utilizzato come principale sintomo di riferimento cui far riferimento, tenendo sempre conto che la potenza va scelta in base alla sede, con corticosteroidi più forti nelle regioni in cui la cute è più spessa, per esempio l’area palmoplantare, di media potenza sulla pelle del tronco e degli arti, a bassa potenza sul viso.

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