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Sindrome di Sotos: conoscere la storia clinica è fondamentale

Parliamo di una rara sindrome genetica che colpisce 1 bambino su 50mila e che si manifesta con una serie di sintomi peculiari

Era il 1964 quando il pediatra Juan Sotos (in foto di apertura) descrisse per la prima volta i sintomi di una in sindrome sconosciuta che prese da allora il suo nome. Il medico spagnolo, attraverso un lavoro di ricerca bibliografico, aveva notato che alcuni bambini, accumunati da una difficoltà di apprendimento di grado variabile, presentavano anche una sintomatologia fisica peculiare. In particolare, Sotos osservò che molti dei soggetti esaminati, avevano avuto uno sviluppo caratterizzato da crescita eccessiva durante l’infanzia del corpo e del cranio (macrocefalia). Il loro volto aveva poi un aspetto caratteristico. Quello che Sotos ipotizzò, ma oggi sappiamo con certezza, è che la sindrome da lui identificata è una rara malattia multisistemica di origine genetica, che colpisce una percentuale di nati vivi che va da 1 su 10.000 a 1 su 50.000. La sindrome è causata dalla mutazione di un gene: l’NSD1 (localizzato sul cromosoma 5q35), responsabile della sintesi di una proteina che controlla l’attività di un gruppo di geni preposti ai processi di crescita e di sviluppo dell’organismo. Pur essendo una mattia genetica, difficilmente ha una origine familiare, dato che l’anomalia del gene NSD1 si verifica nel 90% dei casi “de novo”, ossia la mutazione avviene durante la formazione della cellula uovo o dello spermatozoo oppure nelle primissime fasi di sviluppo embrionale. Nel 10% dei casi, invece, si può parlare di una trasmissione autosomica dominante: chi ha la sindrome di Sotos ha un rischio del 50% di avere un figlio con la sua stessa patologia. Anche in quest’ultimo caso, però, i sintomi e la loro gravità variano molto anche all’interno della stessa famiglia. Le manifestazioni della malattia fanno la loro comparsa sin dalla nascita: peso e altezza del nascituro risultano superiori alla norma e possono evidenziarsi macrosomìa fetale, macrodolicocefalia (testa grande e allungata in senso anteroposteriore), volto allungato e stretto, fronte ampia e prominente, impianto alto dei capelli sulla fronte, capelli radi soprattutto in regione frontoparietale, fessure palpebrali rivolte verso il basso, occhi molto distanziati (ipertelorismo), palato ogivale, mandibola stretta e prominente, mento squadrato e a punta. Si possono ricontrare anche altri tipi di anomalie a livello dell’apparato genito-urinario, malformazioni cerebrali, cardiache, scoliosi. Possono infine manifestarsi episodi di crisi epilettiche. Il bambino affetto da Sindrome di Sotos ha di solito un deficit nelle principali tappe dello sviluppo neuro-psicomotorio. Spesso evidenzia ipotonia, ritardo nel linguaggio e nello sviluppo cognitivo con disabilità intellettiva e problemi comportamentali (deficit di attenzione e iperattività), fobie, aggressività, impulsività, irritabilità e disturbi ossessivi-compulsivi. Con il tempo, altezza e circonferenza cranica maggiori risultano ancora più evidenti (questa condizione si verifica nella quasi totalità dei casi, 90%). L’iperaccrescimento è marcato soprattutto nei primi 3 – 4 anni di vita per rientrare successivamente nella norma, pur rimanendo però superiori alle misure standard, dopo i 5 anni di età. Per esempio, la circonferenza cranica rimane solitamente con valori abnormemente elevati (superiori al 97° percentile). La spiegazione è che l’accrescimento va di pari passo con una maturazione e un’età ossea anticipata, più evidente nei primi anni di vita. Il paziente tipo ha inoltre una maggiore predisposizione a sviluppare tumori (2% circa dei bambini affetti), principalmente in età pediatrica. Le neoplasie maggiormente osservate sono il teratoma sacrococcigeo, il ganglioneuroma, il neuroblastoma, la leucemia linfoblastica acuta e il carcinoma polmonare a piccole cellule. Una volta accertata la sindrome, (la conferma si ha con l’analisi del gene NSD1 oltre che dalla raccolta delle evidenze già enunciate), il trattamento è esclusivamente sintomatico. Il paziente va preso in carico da un’équipe multispecialistica (pediatra, pediatra endocrinologo, genetista, neurologo, ortopedico) e necessita quasi sempre di un supporto fisioterapico, psicoterapeutico e di logopedia.

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Tag:, , , Last modified: Novembre 22, 2022
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