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Rifiuta il cibo? Bisogna tener duro

Quando e come iniziare l’alimentazione complementare? Ce lo spiega una esperta della SIPPS

 

Dott.ssa Margherita Caroli

Durante l’ultima edizione del Congresso SIPPS, intitolato “Napule è” e tenutosi in versione digitale nel luglio scorso, la dottoressa Margherita Caroli, pediatra di lungo corso ed esperta di nutrizione, ha presentato un interessante documento di indirizzo sullo svezzamento (o alimentazione complementare secondo la nomenclatura dell’OMS). Per saperne di più abbiamo posto qualche domanda alla dottoressa Cairoli e quel che segue è quanto emerso durante l’incontro.
Come mai ha deciso di realizzare questo documento?
Mi sono resa conto che non esistevano pubblicazioni ufficiali dedicate ai bambini che trattassero il tema. Abbiamo quindi messo a punto un testo realizzato con la metodologia più validata a livello internazionale, seguendo tutte le indicazioni dell’OMS e del Ministero della Salute sulla stesura delle raccomandazioni.
Qual è la prima raccomandazione per i genitori che cercano di cambiare la dieta dei bambini?
I genitori non devono andare in crisi se il bambino si rifiuta di assaggiare un alimento o se, una volta assaggiato, ne mangia poco. Così come non si impara una tabellina al primo colpo, allo stesso modo non si può apprezzare un alimento somministrato una sola volta. Bisogna somministrarlo almeno 10 volte, a distanza ravvicinata, senza imposizioni e ricordando che nessun bimbo morirà se andrà a letto quasi a digiuno. Prima o poi mangerà, tutti i bambini sani alla fine mangiano quando capiscono che non ci sono alternative. Tenendo conto, che noi siamo geneticamente programmati per apprezzare maggiormente i cibi grassi e dolci. Bisogna dunque avere pazienza e stimolare il bambino ad apprezzare anche i sapori più amari o più acidi o quelli delle verdure. è bene sapere che l’ipoglicemia delle fasi iniziali della fame è quella che stimola le papille gustative e le rende più predisposte a nuovi sapori. Partendo da questa informazione, bisogna imparare a proporre ‘a prima fame’ e non demordere.
Cosa fare se gli stessi alimenti mangiati volentieri alla mensa dell’asilo o a scuola, vengono rifiutati a casa?
In questo caso, vuol dire che i genitori sono un pò ‘deboli’ e i bambini hanno capito di poter far leva per ottenere quello che vogliono. I genitori devono essere un muro di protezione e di sostegno per i bambini, un muro che non deve sgretolarsi al loro primo ‘no’.
Tra gli aspetti analizzati nel testo c’è quello delle diseguaglianze sociali…
Esse creano dei veri e propri ‘burroni’ che pregiudicano la salute futura. A esempio le donne sole, con un lavoro poco qualificato, con una situazione economica precaria e un livello socio-culturale più basso, allattano meno, danno più latte in formula e meno latte materno, tendono a svezzare prima i figli, rispetto a donne più acculturate e con una situazione la economica più stabile. I pediatri – esorta Caroli- devono dunque porre maggiore attenzione a queste famiglie che dovrebbero essere protette più di altre.
Un altro tema affrontato è quello del baby food marketing
Seguendo una legge europea, le aziende possono indicare i 4 mesi come età minima a partire dalla quale i loro alimenti sono adeguati. In realtà, l’OMS dice che si deve partire a 6 mesi e ci sono moltissimi documenti che dimostrano come la somministrazione di alimenti solidi prima di quell’età sia inutile se non dannosa. Così, la Commissione europea ha chiesto all’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) di emettere un parere sull’età in cui si può iniziare a somministrare cibi solidi, con l’obiettivo di arrivare a variare questa indicazione sulle confezioni di baby food, obbligando le aziende a scrivere ‘dal sesto mese compiuto’. L’EFSA ha espresso il proprio parere sostenendo che la somministrazione di alimenti solidi prima dei sei mesi non crea problemi, ma non porta neanche vantaggi, per cui non esiste alcun motivo per dare alimenti diversi dal latte prima dei sei mesi.
In base a cosa si sceglie l’alimentazione più adeguata?
Nelle prime fasi, l’alimentazione complementare va differenziata se il bambino è allattato al seno o con formula. Nel caso di bambini allattati al seno, bisogna iniziare con le proteine (bastano 10 gr al giorno di carne o pesce); mentre per i bambini allattati con formula questa implementazione non è necessaria (dato che il latte in formula ha un carico proteico e di ferro superiore a quello materno) e occorre, invece, dare alimenti dai sapori diversi, cambiando molto, partendo da frutta e verdura. Questo perché i bambini allattati con formula sono abituati a un unico sapore, mentre quelli allattati al seno sentono sapori diversi in base a quello che ha mangiato la mamma.

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Tag:, Last modified: Novembre 18, 2021
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