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I bambini e la sordità: quando la tempestività è vincente

Costruire un percorso con strategie efficaci per affrontare la disabilità nei piccoli pazienti

Intervista a cura di Sabrina Ciani al Dott. Pietro Gagliardi, dirigente medico Reparto Otorinolaringoiatria presso l’Ospedale Moscati di Aversa 

Sin dai primi giorni di vita il bambino è incuriosito e impegnato a esplorare il mondo che lo circonda. Colori, immagini, suoni sono strumenti per l’apprendimento e la comunicazione. In questa sua opera di esplorazione, l’udito gioca un ruolo fondamentale. è il primo dei cinque sensi che si sviluppa, ed è straordinario pensare che già a partire dal 4° mese di gestazione, il feto inizi a sentire la voce della mamma. Attraverso questo senso, i piccoli iniziano a scoprire le voci dei propri familiari, la musica dei loro giochini, o dei loro cartoni. Una fase conoscitiva che serve a favorire lo sviluppo cognitivo e linguistico. Purtroppo però, a volte, il pediatra (o il genitore) può avere il dubbio che qualcosa nell’apparato uditivo del bambino non vada bene. Parliamo di dubbio perché la sordità è una malattia silente, un tema complesso, difficoltoso e in continuo aggiornamento, il cui precoce riconoscimento può essere molto complesso per il genitore, anche perché i sintomi, all’esordio, possono anche essere invisibili. Eppure una diagnosi precoce può evitare la comparsa di gravi conseguenze e rende possibile l’offerta di una correzione ottimale della patologia. La sordità, infatti, sia essa lieve o più grave, limita il bimbo che viene a trovarsi in una condizione di privazione sociale. Da qui lo smarrimento, la paura del genitore e la ricerca di quali siano le soluzioni più immediate per assicurargli una crescita serena e nella normalità. Un’analisi approfondita dell’approccio alla sordità infantile, contribuisce in modo significativo al miglioramento della qualità dell’assistenza, controlla più gravi conseguenze e coinvolge la presa in carico da parte dello specialista che, con un approccio multidisciplinare tra ospedale, territorio e lavoro d’équipe, indirizza e delinea una visione ampia e non ideologica della malattia. Ne abbiamo parlato con Pietro Gagliardi, dirigente medico 1° livello Reparto Otorinolaringoiatra presso l’Ospedale Moscati di Aversa (Caserta).
Quali sono, dal punto di vista sanitario, le dimensioni del problema delle ipoacusie in Italia?
La perdita dell’udito nei bambini costituisce in tutto il mondo un problema sanitario particolarmente grave perché può compromettere un corretto sviluppo del linguaggio verbale per tutta la vita, rendendo difficile l’inserimento sociale e l’apprendimento scolastico. Senza contare, poi, che questa patologia rappresenta un grave onere sociale ed economico per individui, famiglie, comunità e paesi. Diversi studi socioeconomici (Abrams et al. 2002), riportano che i costi sociali, in termini di riabilitazione ed esclusione dal sistema socioeconomico del paese, sono in realtà molto più alti quando la menomazione uditiva nei bambini non è diagnosticata precocemente e trattata in maniera adeguata. In Italia, si stima che circa 1 bambino su 1000, venga alla luce con un deficit uditivo e di questi, circa 1 su 4 presenta una gravità tale da determinare un’alterazione del normale sviluppo psichico, cognitivo e del linguaggio. La maggior parte dei bambini affetti da ipoacusia, ha una perdita di udito presente già alla nascita, solo una piccola percentuale (circa il 10%), può sviluppare sordità nei primi tre anni di vita; in ogni caso, tale condizione è facilmente diagnosticabile attraverso le metodiche di screening neonatale e infantile oggi sviluppate in tutto il paese.
Quando il deficit uditivo deve allarmare i genitori? è una malattia ereditaria o acquisita?
Esistono molte componenti del sistema uditivo che lavorano insieme per aiutare a sentire bene. è necessario pertanto fare una premessa importante. Ci sono due tipi di perdita di udito: l’Ipoacusia trasmissiva e l’Ipoacusia neurosensoriale. La prima è dovuta a un cattivo funzionamento dell’orecchio medio o dell’orecchio esterno. Si tratta di una sordità non grave, generalmente transitoria e risolvibile attraverso una terapia medica o un piccolo intervento chirurgico, o con l’applicazione di apparecchio acustico nel caso la terapia medica o chirurgica non diano risultati. Nella Ipoacusia neurosensoriale, invece, a essere responsabile della perdita di udito è un malfunzionamento dell’orecchio interno o del nervo acustico. è una condizione permanente, che non può andare incontro a miglioramento nel tempo, anzi spesso mostra un aggravamento e necessita di un’amplificazione acustica attraverso delle protesi indossabili o di un impianto cocleare; entrambi supportati da un’adeguata terapia riabilitativa (logopedia). Ma le ipoacusie infantili possono essere distinte anche in: Sordità congenite, presenti già alla nascita, conseguenti a patologie insorte durante la gravidanza o durante il parto, (a esempio, sono considerati fattori favorenti la nascita prematura, il ricovero in terapia intensiva neonatale per più di 5 giorni, l’assunzione durante la gravidanza o durante i primi giorni di vita di farmaci ototossici come alcuni antibiotici e alcuni diuretici, le infezioni contratte dalla mamma durante il periodo di gravidanza come ad esempio il Citomegalovirus o la rosolia); le Sordità acquisite, invece, insorgono durante l’età infantile e sono scatenate soprattutto da malattie infettive (per esempio meningite o il morbillo), o dall’uso di alcuni farmaci tossici per l’orecchio. Queste condizioni infatti possono danneggiare irreversibilmente l’orecchio interno. Il genitore deve controllare i riflessi del bambino in modo particolare durante la scolarizzazione. Il deficit uditivo, infatti, influisce negativamente sulla strutturazione del linguaggio, sia nel versante ricettivo (cioè quello che viene ascoltato e capito), che in quello espressivo (la capacità di esprimere una propria idea, pensiero o bisogno). Tra i vari campanelli d’allarme un esempio può essere l’indifferenza da parte del neonato o del bambino agli stimoli rumorosi di una certa intensità (una porta che sbatte, un oggetto che cade a terra); oppure il non percepire la provenienza di un suono e continuare a girare il capo in ogni direzione, o ancora non rispondere quando la mamma lo chiama col suo nome. Manifestazione, questa, di un disturbo uditivo nei bimbi molto piccoli. Situazione differente in quelli più grandicelli, che dovrebbero essere in grado di parlare e interagire correttamente. Il ripetere parole “Cosa?”, “Eh?”, alzare il volume del televisore o della radio, spostare di continuo la cornetta durante la conversazione dall’orecchio destro al sinistro e viceversa sono segnali che dovrebbero allertare i genitori e spingerli a rivolgersi a uno specialista di audiologia per gli accertamenti del caso e un eventuale intervento terapeutico.
Intervenire in maniera precoce evita la prescrizione della protesi acustica?
Il precoce ripristino di una normale funzione uditiva può promuovere la maturazione della corteccia uditiva e del sistema nervoso centrale. Vi è infatti un periodo nella vita dell’essere umano in cui si realizzano le principali modifiche neurologiche e viene messa a punto l’organizzazione delle vie nervose che stanno alla base della percezione dei suoni e dello sviluppo del linguaggio. Questo periodo è quello dei primi tre anni di vita. Se in questo arco temporale, la stimolazione uditiva è scarsa o inadeguata (cioè quella che viene definita deprivazione uditiva), l’organizzazione di queste vie nervose avviene in maniera insufficiente, con una notevole riduzione del numero delle sinapsi nervose e un’alterazione delle strutture neurali che, trascorsi i primi 3 anni di vita, diventa irreversibile. La stimolazione sonora dunque, svolge il ruolo regolatore dello sviluppo delle stazioni uditive centrali (che hanno il compito di analizzare e attribuire uno specifico significato ai suoni), e delle aree cerebrali deputate alla comprensione e alla produzione del linguaggio verbale (funzioni strettamente correlate alla salute uditiva). In loro assenza o in caso di una funzionalità uditiva scarsa, tali circuiti vanno incontro a delle alterazioni di sviluppo, influendo in modo negativo sulla formazione del linguaggio e sulla sfera sociale ed emotiva del bambino. è fondamentale identificare e trattare quindi precocemente la perdita di udito perché offre al bambino la possibilità di avere un normale sviluppo uditivo e linguistico. Numerosi studi infatti hanno dimostrato come l’identificazione del deficit entro i 6 mesi di vita e l’attuazione di protocolli abilitativi, diano dei risultati migliori rispetto a quelli ottenuti in bambini con diagnosi e trattamento in epoca tardiva, sia in termini di comprensione e produzione linguistica sia nello sviluppo delle capacità relazionali. Oggi in gran parte dei paesi le attività di screening audiologico neonatale, permettono di individuare in tempi precoci tutti i bambini a rischio di sordità entro i primi 3 mesi di vita, riuscendo così a intraprendere il trattamento necessario in età ottimale. Lo screening neonatale solitamente si effettua presso le strutture ospedaliere al secondo giorno di vita e al momento delle dimissioni. Se i piccoli non superano il test, o in caso di risultati dubbi, vengono segnalati al centro di Audiologia di riferimento che provvederà ad altri test specifici (fotoemissioni, potenziali evocativi uditivi, e audiometria comportamentale), così da verificarne la funzionalità del sistema uditivo periferico, del nervo acustico e delle stazioni uditive centrali.
Le nuove frontiere sulla chirurgia, sempre più sofisticate, cosa prevedono?
La possibilità di correzione della perdita di uditivo è affidata ai dispositivi protesici. Alle protesi acustiche indossabili si sono affiancate oggi anche altri dispositivi quali l’impianto cocleare (che determina la stimolazione diretta del nervo acustico), e l’impianto del tronco encefalico (che va a stimolare direttamente il nucleo cocleare, situato nel tronco encefalico e che normalmente è stimolato dal nervo acustico). All’applicazione di tali ausili è indispensabile che venga affiancato un percorso riabilitativo logopedico il quale ha lo scopo di monitorare il corretto sviluppo del linguaggio e di facilitarne l’apprendimento, oltre che accompagnare il bambino nella scoperta dei suoni e nella loro giusta interpretazione.

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Tag:, , Last modified: Gennaio 24, 2022
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